Società & Politica

Russia e Italia. Un rapporto millenario destinato a perdurare

Il rapporto tra Occidente e Oriente ha sempre contrassegnato il corso della storia nei secoli, a volte con tratti drammatici, cambiando i destini di persone e interi paesi. Un rapporto particolare ed unico che vede un dualismo di culture e civiltà a confronto sin dall’antichità. Non sono poche infatti le peculiarità che caratterizzano questo rapporto. Basti ricordare innanzitutto la coincidenza della demarcazione tra Oriente e Occidente come confine tra Europa ed Asia, gli unici due continenti uniti senza soluzione di continuità ove la linea di separazione è costituita esclusivamente dalle barriere dei confini nazionali, attinenti alla geografia politica e non certo a quella fisica, con l’unica eccezione della Russia in cui convenzionalmente il confine dei due continenti viene fatto coincidere con la lunga catena degli Urali.
Occidente e Oriente però non significano solo Europa ed Asia, il rapporto tra Occidente e Oriente costituisce l’intrecciarsi di civiltà diverse talvolta con radici comuni che si sono fronteggiate nella storia in vicende dove innumerevoli sono stati i punti di contatto e le distanze reciproche. E’ proprio in Europa ed in Asia dove sono sorte le civiltà più importanti che hanno segnato la storia dell’umanità. In altre parole il centro del mondo. Volendolo vedere da un punto di vista esclusivamente fisico il continente euroasiatico appare come una enorme superficie di terre emerse, un unico grande territorio caratterizzato però da un dualismo intrinseco. Un dualismo che spesso si è trasformato in una dicotomia storica. L’impero Romano ha visto la propria spaccatura proprio tra Oriente e Occidente, così come il primo scisma nella Chiesa Cristiana coincide con una separazione tra Oriente e Occidente dando vita alla Chiese Cristiane d’Oriente ed alla Chiesa di rito Ortodosso. Separazioni dunque, ma con radici comuni. Concentrando l’attenzione sul bacino del Mediterraneo c’è chi avanza l’ipotesi che il dualismo tra Occidente e Oriente altro non è che l’evoluzione del rapporto tra Roma ed Atene, la civiltà romana e quella greca, dai destini opposti e comuni come già ampiamente narrato nei poemi omerici e nell’Eneide di Virgilio. L’antica Grecia come capitale di un mondo culla e crocevia di popolazioni antiche sul bacino orientale del Mediterraneo quali Ebrei, Fenici, Sumeri, Assiri e Babilonesi. Confine e baluardo prima di quel mondo sconosciuto ed ignoto che solo Alessandro Magno per primo superò. Non è infatti un caso che ancora oggi la Grecia, insieme alla Bulgaria dove è nato proprio l’alfabeto cirillico derivante dal greco adottato anche in Russia, siano gli unici stati europei in cui non siano usati i caratteri di scrittura latini e non è altresì un caso che la Grecia sia stata una protagonista importante nello Scisma d’Oriente in opposizione alla Chiesa Cattolica di Roma, dando vita appunto alla Chiesa Cristiana Greco-Ortodossa.
La Russia in tutto ciò ha sempre rappresentato un’eccezione particolare poiché è l’unica nazione che racchiude in sé elementi comuni e contraddizioni di tale dualismo. L’unica nazione al mondo che appartiene contemporaneamente a due continenti. L’aquila russa bicipite è come un Giano bifronte, che quindi guarda sia a Est che a Ovest. In Russia la maggioranza della popolazione è di rito Cristiano Ortodosso e anche l’alfabeto è per certi aspetti figlio dell’alfabeto greco. La lingua russa infatti fa parte del gruppo linguistico indoeuropeo, come l’italiano e il greco appunto. L’alfabeto cirillico, nel quale è trascritto il russo, trova le sue basi nell’alfabeto glagolitico, creato nel IX secolo dai fratelli Cirillo e Metodio di Salonicco, ricco di caratteri greci e utilizzato all’epoca per tradurre scritti religiosi ed evangelizzare i popoli slavi. Nella storia tanti altri sono stati i punti comuni della civiltà russa con l’Europa. La stessa famiglia imperiale in realtà proviene dall’Europa continentale, lo stesso nome Zar deriva appunto da Cesare. La città di San Pietroburgo, voluta da Pietro I detto “il Grande”, è stata concepita e realizzata da architetti italiani ricalcando lo stile delle grandi capitali europee dell’epoca. Ancora nel XX secolo la Rivoluzione d’ottobre del 1917 e la successiva nascita dell’Unione Sovietica trae spunto dall’ideologia comunista figlia del socialismo scientifico di Marx ed Engels originatosi in Germania. Ecco quindi che il rapporto tra Russia ed Europa non poggia le sue basi solo su fondamentali relazioni economiche ma affonda le sue radici nella storia delle due rispettive civiltà. Ciò porta necessariamente alla tesi che “la Russia senza Europa non può esistere, e analogamente, non esiste l’Europa senza la Russia” come ha dichiarato l’Ambasciatore Sergey Razov. Lo stesso Presidente Vladimir Putin nel 2000 ha detto: “Le radici della nostra civiltà sono in Europa”. E questo non è mai cambiato.
La Russia agli occhi degli italiani suona come un Paese né completamente lontano e sconosciuto né tanto meno come una realtà familiare e vicina. Qualcosa a metà strada che fa oscillare il giudizio vedendola talvolta come un’eccezione e talvolta come un’anomalia a seconda del momento storico e del contesto generale. Ciò ha sempre generato simpatie e sospetti che perdurano ancora oggi come si vede nelle vicende attuali che riguardano l’Ucraina. Il fatto di ricevere solo qualche nozione qua e là in maniera scoordinata e discontinua con numerosi nessi mancanti può influire il giudizio delle persone suscitando diffidenze talvolta maggiori di quelle derivanti da una totale non conoscenza che invece suscita una sana e positiva curiosità. Infatti le persone sono portate a costruire autonomamente quei nessi mancanti inserendo liberamente elementi tratti da fonti non sempre attendibili oppure da sentimenti e percezioni, ottenendo così come risultato un quadro sì organico e completo ma assai irrealistico poiché lontano dalla verità dei fatti. Non da ultimo contribuiscono ad un errato ritratto della realtà russa certi comportamenti di chiusura da parte della popolazione, eredità ancora dell’URSS e anche un certo ermetismo insito nella cultura. Come scrisse il noto poeta Fedor Tjutcev  (1866) “La Russia non si intende con il senno, né la misura col comune metro: la Russia è fatta a modo suo, in essa si può credere soltanto.”
Dunque per superare diffidenze e sospetti è fondamentale l’informazione. L’unico modo per far sì che le diversità non divengano differenze e che certe false credenze ed errate convinzioni non diventino verità distorte è il dialogo, un dialogo costruttivo dove da entrambe le parti si effettua lo sforzo di cercare ciò che unisce anziché ciò che divide senza rinfacciarsi a vicenda errori e manchevolezze con umiltà e rispetto. E’ fondamentale costruire ed allargare quel ponte che ci unisce attraverso ogni forma di scambio, partendo dall’economia che è motore dello sviluppo. L’Italia, culla della civiltà europea ed occidentale, è l’interlocutore naturale e privilegiato sul fronte culturale, e avendo inoltre nel suo DNA la dimensione della scoperta e dello scambio economico con l’Oriente, da Marco Polo in avanti, ha tutte le carte in regola per porsi anche come attivo protagonista di rapporti bilaterali sul fronte commerciale. Mosca infatti non a caso è anche definita come la “terza Roma” ad ennesima dimostrazione di quel filo conduttore della storia che collega Italia e Russia.
Solo attraverso questa forma di mutualismo simbiotico è possibile garantire stabilità e sicurezza reciproca nel futuro.

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