Società & Politica

NULLA DA DICHIARARE FRAU MERKEL?

Mentre la situazione politico economica del nostro Paese vive momenti di grande incertezza, resa drammatica dalle scelte del Presidente della Repubblica e dal conseguente clima di impasse istituzionale, la Germania – per bocca di alcuni suoi esponenti politici, dalla Merkel in giù – mostra nei nostri confronti un’aggressività davvero inusuale e significativamente boriosa.
Restiamo fuori dall’aspetto polemico e barricadiero, limitandoci a riferire alcuni piccoli aneddoti sui nostri zelanti censori, che non perdono occasione per affermare la superiorità teutonica rispetto ai vizi endemici degli italiani.
Lo scandalo è scoppiato a metà aprile 2018 sulla stampa nazionale tedesca ma non ha avuto alcuna eco sulla nostra, lacuna alla quale vorrei porre rimedio.
Il nome è Josefa Schmid (poco fantasioso, vero?), avvocato e funzionario federale a tempo pieno, capo dell’Ufficio Federale per l’Immigrazione di Brema dal gennaio 2018, assegnata al ruolo per sostituire il suo predecessore, già sospeso per gravi irregolarità nel riconoscimento del diritto d’asilo.
La Schmid, messa mano ai dossier trattati dall’ufficio di Brema, si rende presto conto che esistono migliaia di domande d’asilo che presentano gravi anomalie e non esita a denunciare i fatti al Ministero dell’interno.
Per Josefa Schmid appare evidente che le responsabilità delle attività illegali sono da addebitare ai vertici del Bamf (Ufficio immigrazione e rifugiati) di Brema ma esprime il legittimo sospetto che gli organi della sede centrale (ministero degli interni) avessero messo la sordina sulla vicenda.
Dopo ripetuti, vani e frustranti tentativi di ricevere l’attenzione del ministro degli Interni Seehofer, lo stesso ministero ha inopinatamente impartito alla Schmid ordine d’immediato trasferimento in Baviera, con ciò completando la strategia di copertura dei misfatti.
La tenace Schmid, nulla potendo contro il muro di gomma innalzato dal ministero, decide di rivolgersi al Tribunale amministrativo di Brema per impugnare il proprio trasferimento in Baviera, che sostiene essere una mera ritorsione per l’inchiesta condotta: l’autorità giudiziaria non potrà esimersi dal prendere in considerazione il merito della vicenda, con quanto ne conseguirà per i numerosi individui coinvolti tanto negli illeciti, quanto nell’operazione d’insabbiamento.
Tanto per capirci, le irregolarità (eufemismo) rilevate dalla Schmid non sono riconducibili ad imperizia di qualche funzionario nella gestione delle pratiche ma sono il prodotto di un sistema corruttivo che ha generato mazzette per parecchi milioni. Per capirci ancor meglio, i casi riguardano cittadini rumeni divenuti profughi siriani, jihadisti dello stato islamico divenuti vittime della guerra, criminali incalliti e trafficanti di armi, droga ed esseri umani spacciati per richiedenti asilo, cui è stata concessa una nuova e virginea identità. I numeri sono incerti e probabilmente resteranno tali ma le voci che circolano riferiscono di almeno venticinquemila casi, dimensione che attribuisce al fenomeno anche una rilevante proporzione economica.
Il silenziatore applicato sull’intera vicenda ha ben funzionato per tutto il 2017, garantendo all’establishment una campagna elettorale immune da antipatiche interferenze ed alla Merkel un risultato striminzito ma sufficiente a perpetuare il suo potere: visti gli esiti delle elezioni federali, appare legittimo chiedersi che cosa ne sarebbe stato delle grosse koalition, faticosamente formatasi, se il tappo del vulcano fosse esploso prima delle elezioni di settembre.
Frau Merkel, ha qualcosa da dichiarare?

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