Società & Politica

Lo spettro del sovranismo si aggira per l’Europa

convegnosovranismovalditaraUno spettro si aggira per l’Europa, è lo spettro del sovranismo. Ma cosa è questo spettro contro cui si sono coalizzate tutte le potenze d’Europa in una sacra caccia alle streghe? Centosettant’anni dopo il famoso Manifesto la storia si ripete, ma questa volta ad essere messe sotto accusa sono le aspirazioni, le paure, i sogni di un numero crescente di cittadini europei, ad essere messa oggi sotto accusa è la richiesta di democrazia, perché di questo si tratta. Una democrazia, nel senso letterale di “governo del popolo”, che oggi appare a molti un poco in crisi.

Quando si parla di sovranismo, si fa sovente parecchia confusione, innanzitutto da parte di alcuni sedicenti sovranisti, poi da parte di coloro che ne danno una rappresentazione critica spesso caricaturale.

A provare a fare chiarezza, non certo da un punto di vista politico, ma sicuramente da un punto di vista culturale, ideologico si sarebbe detto un tempo, ci ha provato un convegno tenutosi a Milano il 14 dicembre 2018, dal titolo “Sovranità, democrazia e libertà”. Si sono riuniti venticinque professori e qualche giornalista in rappresentanza di diversi paesi europei, ma anche americani ed israeliani.

Intanto i sovranisti lo hanno detto chiaro: non hanno nulla a che vedere con il razzismo. Come potrebbe del resto essere razzista la svedese Paulina Neuding, che ha denunciato il vento gelido dell’antisemitismo, tornato a soffiare forte in Svezia, questa volta portato da Oriente e da Meridione? O come potrebbe essere razzista Mordechai Kedar, uno dei pochi studiosi ebrei che parla regolarmente nelle tv arabe? I sovranisti rifiutano una immigrazione senza regole, alluvionale, che sa di invasione, rifiutano il riconoscimento di un diritto umano ad immigrare, ovvero la negazione dei confini degli Stati. Piuttosto non era forse Angelo Panebianco, fustigatore di sovranismo, ad invocare qualche anno fa una immigrazione selettiva, che limitasse o escludesse quella islamica, considerata da lui difficilmente integrabile?

I sovranisti sono identitari, ma è necessariamente una bestemmia essere identitari? Significa per forza scatenare le forze malefiche dell’odio e della violenza razzista? Chi non ha volgari lacune storiche dovrebbe ricordare che un modello identitario per eccellenza, quello romano, mai fu razzista, anzi fu aperto ed universalista. È necessariamente un male l’identità? Forse che sono dunque esempi negativi Locke o Fromm, che pur da diversi punti di vista hanno dedicato non poco rilievo al concetto di identità? Si può seriamente pensare che un essere umano possa costruirsi un futuro solido, privo di alienazioni, senza consapevolezza del sè, senza radici, senza un passato? Ma non era forse “identitario” anche il “liberale” Montesquieu, che vedeva nella perdita di identità di una comunità l’origine della decadenza di uno Stato, come ha ben ricordato a Milano il prof. Michael Rainer.

E qui veniamo al rapporto con l’Europa. Si dice: “i sovranisti sono antieuropeisti, vogliono un’Europa debole, essendo al servizio del ‘dittatore’ Putin”. Pensiamo sinceramente che un patriota polacco come Francizek Longchamps du Berrier, che ha ricordato al convegno del 14 dicembre le ragioni, nel corso tragico della storia, della identità polacca, voglia che il suo Paese ritorni sotto l’egemonia di Mosca? Piuttosto il prete cattolico e coltissimo professore di diritto romano e di diritto comparato, Longchamps, ha pure esaltato l’Europa come patria comune. Ecco allora il punto: ad essere anti europei sono coloro che accettano una Europa senza anima, che pretende di rinnegare il suo passato, le sue radici, la sua identità, in altre parole di trasformarsi in una banale giustapposizione di Stati, accomunati solo da una dimensione continentale e da regole comunitarie, ma che non ha nulla a che vedere con l’Europa. Ad essere antieuropei sono coloro che esaltano un modello iperburocratico che arriva a fissare le misure che debbono avere gli orinatoi, le vongole e le zucchine. Ad essere antieuropei sono coloro che rinnegano la visione di De Gasperi, Schumann, Adenauer, o più recentemente di Helmuth Kohl, in favore di un neocentralismo brussellese, luogo da cui “Montesquieu non ebbe mai a passare”, per citare un noto aforisma del “sovranista” Giuliano Amato. Antieuropei sono coloro che hanno una tale ossessione per la difesa della “concorrenza”, che hanno generato conseguenze certamente dannose per gli interessi italiani e per quelli nazionali di molti altri Stati.

Chi ha mai detto che i sovranisti sono contrari alla democrazia rappresentativa? Dove sta scritto? Qualche politologo confonde certe derive che non esito a definire (neo)populiste, con il sovranismo, che è ben altra cosa.

Ma poi si dice: i sovranisti sarebbero contro il mercato. Difendere gli interessi del proprio Paese, è qualcosa che in tutto il mondo si è sempre fatto e tuttora si fa, lo fanno benissimo i francesi e i tedeschi, che nessuno sospetterebbe di essere “contro il mercato”, ma esemplarmente lo hanno sempre fatto pure i presidenti americani prima di Obama, di cui tutto si potrebbe dire tranne che fossero degli anticapitalisti. Del resto anche Margaret Thatcher sapeva difendere molto bene gli interessi britannici, e soltanto uno sciocco potrebbe affermare che la lady di ferro fosse contro il mercato. Solo la vecchia classe politica italiana e la sua intellighenzia “progressista” non hanno mai saputo e voluto difendere gli interessi nazionali. E del resto non è parte della proposta sovranista l’abbattimento della pressione fiscale con forme di imposizione piatta (flat) ovvero l’abbattimento della oppressione burocratica? Burocrazia e tasse sono le vere nemiche del mercato. I sovranisti sono naturalmente i difensori della proprietà privata e della libertà di intrapresa, posto che essi mettono al primo posto il cittadino e non “le logiche e gli interessi dei Poteri”.

Secondo alcuni sarebbe addirittura un “ritorno al nazismo” preoccuparsi per il fatto che fondi internazionali o speculatori senza scrupoli possano oggi destabilizzare l’economia di uno Stato. Sarebbe sciocco tuttavia considerare irrilevante un problema di questo tipo. Onestamente va aggiunto anche che solo uno sciocco può pretendere di avere in mano una soluzione ad un problema gigantesco.

Ma poi, siamo sicuri che i vari organismi internazionali, Onu, Unesco, ma pure WTO, siano adamantine istituzioni, mosse solo da nobili sentimenti e da un sincero afflato verso il bene comune? Suvvia, solo lo sciocco del villaggio crede ancora alle favole. E il prof. Guglielmo Verdirame ha fornito qualche antidoto ad un eccesso di “ingenuità”.

Infine si dice: una internazionale sovranista sarebbe una contraddizione in termini. Di certo si avrebbe ragione se per sovranismo si intendesse il ritorno agli aggressivi nazionalismi del passato che pretendevano la propria nazione sopra tutte le altre, ma come a Milano si è da tutti riconosciuto, il sovranismo, pilastro della democrazia, è patriottico, ma non nazionalista. Soprattutto pretende la difesa di antichi valori e di antiche virtù civiche: è per la condivisione e la difesa di questi valori e di queste virtù che ha un senso profondo la costruzione di una internazionale sovranista, con la precisa volontà di cambiare carte, trattati e giurisprudenze, come pure, più modestamente, la narrazione della storia nei libri di testo.

Insomma il dibattito sul sovranismo (culturale) è solo iniziato e forse riserverà qualche sorpresa: si potrebbe trattare in realtà del ritorno di categorie desuete quali buon senso e realismo, dopo l’ubriacatura dei “diritti”, ben poco “naturali”, ormai nient’altro che narcisistici desideri, come hanno in vario modo affermato Vincenti, Cubeddu, Tasioulas, e pure il sottoscritto.

valditarasmallGiuseppe Valditara

Professore ordinario di diritto privato romano
Università degli Studi, Torino
già preside dell’ambito di  giurisprudenza dell’Università Europea di Roma
Rivista Politico Culturale LOGOS

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