Società & Politica

L´importanza dell´informazione nella lotta alla droga

Non passa giorno che le cronache non riportino fatti di droga, vuoi per un’importante operazione condotta dalle Forze di Polizia, vuoi per la scoperta di quella che sembra una nuova droga appena affacciatasi sul già straripante mercato dello sballo o, ancor di più e sempre peggio, per la notizia della morte di qualche povero malcapitato, vittima di turno di questa o quella sostanza stupefacente.Tutto è racchiuso in quelle poche righe di giornale ed il giorno dopo si torna alla quotidianità, alla vita “normale”, non sentendone più parlare, sino alla prossima notizia che riaccende il faro, sempre più flebile, sul fatto del giorno.La sensazione è che la gente pare essersi ormai abituata a questo stato di cose, considerando l’uso delle variegate sostanze con effetti stupefacenti o psicotropi, come un fenomeno interno alla società ormai ineludibile, con cui bisogna convivere e farci l’abitudine. Molta gente sembra “assuefatta” a notizie del genere. Non prova più alcuna sensazione nel sentirle. È invece cresce la moltitudine di persone di ogni età, di ogni posizione sociale che si fanno prendere da questo male che sempre più imperturbabile attraversa i secoli della nostra storia. Quello che accade sembra però sempre riguardare l’altro, il vicino di casa, ma non casa mia. In tanti siamo convinti di avere il pieno controllo sulle attività “ricreative” svolte dai nostri figli. “Mio figlio è un bravo ragazzo, non si drogherebbe mai… gli piace solo stare con gli amici a divertirsi…magari in discoteca…”.

Quante volte questa frase è stata smentita dagli eventi? Innumerevoli, troppe volte. “Morta a 16 anni per aver preso una sola pasticca di ecstasy”, titolava la cronaca non molto tempo fa riferendosi alla tragica fine di Adele, ragazza di Genova. “Se solo mi avesse ascoltato” diceva il padre, nel giorno dei funerali, al giornalista in cerca dell’ennesimo articolo che potesse attrarre almeno un po’ di attenzione. Il giorno dopo, di nuovo, il silenzio. Tutto è ripreso come se niente fosse successo.Eppure, i traffici di droga stanno proliferando sempre di più, quasi incontenibili. Lo sforzo, seppur ingente, che lo Stato pone per arginare questo fenomeno sembra arrivato al limite. Cosa fare di più di quello che non si sta facendo? I sequestri si moltiplicano; tutte le FF.PP. sono impegnate in una lotta estrema, con raccordi internazionali che non hanno pari in nessuna altra dinamica investigativa. Anche le ipotesi di liberalizzazione delle droghe per “colpire” il narcotraffico sono naufragate difronte alla realtà che impone, invece, sempre più di vietare l’uso di sostanze che interagiscono con il nostro organismo in maniera così dirompente. Chi vorrebbe volare con un pilota d’aereo che ha appena sniffato dosi di cocaina? Chi affiderebbe i propri figli al conducente dello scuolabus che ha appena assunto una dose di eroina? La strada non può essere certo quella del libero commercio anche se “gestito” dallo Stato, come qualcuno ipotizza.Per questo non resta che continuare a combattere a livello planetario contro le grandi organizzazioni che gestiscono la produzione e lo smercio all’ingrosso di ogni tipo di prodotto e contrastare, con ogni mezzo possibile, il mercato clandestino che distribuisce il prodotto finale della grande e ricca filiera del narcotraffico.Ma questo può bastare per immaginare una vera, anche se difficile, inversione di tendenza? Può essere la ricetta giusta la lotta senza quartiere condotta in ogni Paese della terra per impedire o quanto meno arginare questo flusso inarrestabile? La risposta, purtroppo, è sicuramente negativa. Nessuno si può illudere di avere alcun margine di vittoria definitiva in questo campo. Abbiamo debellato malattie un tempo distruttive per l’uomo. Milioni di morti per una semplice influenza che oggi, invece, mette a letto per pochi giorni. Ma per questa malattia, la droga, non possiamo pensare di avere la stessa fortuna.Cosa fare di più di quello che si sta facendo? La risposta la sappiamo, ma l’applichiamo poco. La lasciamo a qualche iniziativa estemporanea, anche se questo può essere il germe da cui veder crescere una pianta sempre più rigogliosa. L’informazione. Non c’è di meglio, per evitare un danno, che conoscerlo a fondo. Non bastano mai le ore da dedicare per aggiornare, portare nuovi contributi di conoscenza su un fenomeno così complesso che pervade la nostra vita. Non lasciamo tutto lo spazio alla sola “pubblicità”, che in maniera subliminale, gli esperti del marketing criminale sono sempre pronti a riversare sull’utente per persuaderlo facendogli credere che quelle cose non fanno male ma che, anzi, producono piacevoli sensazioni.

Diamo sempre più notizie, certe e rigorose su quello che accade. Diffondiamole sempre a più persone. Di ogni età. Ai nonni perché lo dicano ai nipoti, ai padri e madri perché ne discutano tra loro ed informino i propri figli, ai giovani perché ne parlino con i propri coetanei. A tante più persone possibili perché questa è la sola strada per tentare di prosciugare la domanda a fronte ad una offerta che sembra incontrollabile.Se nessuno la vuole, nessuno la produrrà! Le leggi di mercato sono implacabili anche con questo tipo di merce.Quindi non ci resta che dedicare, sempre più convintamente, parte del nostro tempo per capire, conoscere, informarci. Non sarà mai tempo buttato.Conoscere per prevenire.

Daniele Pinna

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