Società & Politica

La storia di Anna, prima tassista di Roma festeggia 35 anni al volante e ricorda Fellini, Sordi e Manfredi

"I divi di oggi? Calciatori e politici. Bravi Salvini e Meloni, ascoltano la gente, Berlusconi? Aspetto la sua telefonata"

In piazza del Popolo Anna è conosciuta da tutti: da 35 anni ogni mattina alle 6 puntuale arriva con il suo taxi e incomincia a sfrecciare per la città portando i clienti da un capo all’altro della capitale sempre con il sorriso e la battuta pronta. Anna Piergiovanni è la prima donna ad aver scelto di stare al volante giallo. La incontro domenica mattina vestita a festa “Oggi non si lavora?” Le domanda un collega incuriosito nel vederla elegante in posa vicino alla sua Mercedes.  Sorride e lancia una battuta in romanesco “guarda che te gonfio…” e scoppia in una risata da cui traspare tutta la sua simpatia. “devo farmi rispettare – mi confida mentre andiamo al bar per un caffè – qui mi vogliono tutti bene in realtà” ammette, e non faccio fatica a crederle dal momento che anche il barista la chiama per nome e le domanda chi sia stato il suo ultimo cliente vip della settimana. Anna infatti, oltre ad essere la prima tassista di Roma, è stata anche la tassista di fiducia di tante celebrità di cui conserva aneddoti e curiosità. “Quando ho incontrato Fellini la prima volta è subito scattata una simpatia reciproca – racconta Anna con emozione – mi ha chiesto il numero di telefono ed ogni qual volta aveva bisogno di un taxi mi chiamava. Io lo raggiungevo e non appena saliva in macchina si sedeva al mio fianco e mi diceva ‘spegni tutto, dobbiamo parla’ io allora abbassavo il volume della radio e lo ascoltavo con ammirazione. Lui con me si confidava, mi raccontava la sua vita e mi chiedeva anche qualche consiglio. Sapevo bene che lo faceva per gentilezza, ma il giorno in cui gli dissi che aveva un viso troppo stanco, mi confidò di non stare bene. Qualche giorno dopo morì. Un dolore che ancora porto nel cuore”. Fellini, Manfredi e anche Sordi, tre miti del cinema italiano che Anna custodisce tra i suoi ricordi più belli “Albertone era tanto generoso, mi lasciava sempre delle belle mance e pensa che ha lasciato tutti i suoi soldi in beneficenza. Una parte anche all’ospedale sulla Laurentina senza per altro rendere pubblica la notizia. Nino Manfredi mi chiamava a casa la sera, io la mattina lo aspettavo sotto casa all’Aventino e lui usciva con il fischietto in bocca per avvisarmi che stava arrivando. Le star di oggi a Roma sono i calciatori e i politici, ma sono sfuggenti, poca confidenza, sempre impegnati a lavorare anche durante i tragitti più brevi. Gli unici con cui ho avuto modo di scambiare due chiacchiere sono stati Giorgia Meloni e Matteo Salvini, disponibili ad ascoltare i problemi della gente. Ora aspetto di incontrare Silvio Berlusconi, anzi se posso vorrei lanciargli un appello”. Ride di gusto Anna mentre ci confida che la produzione di Uomini e Donne la vorrebbe in studio “ma io non ho tempo, devo lavorare e seguire i miei clienti. Questa è la mia vita – ammette con un sorriso che tradisce un pizzico di emozione. – La guida mi è sempre piaciuta e così un giorno ho deciso di chiudere la porta dell’ufficio per cui lavoravo nella sanità ho preso una macchina, la licenza ed ho iniziato a fare il servizio taxi”. Una decisione in controtendenza agli inizi degli anni 80, ma Anna non si è mai fatta spaventare dai pregiudizi e dalle chiacchiere dei colleghi. “il giorno che il presidente mi consegnò la macchina in via Marsala era il 1 settembre  del 1983 e mi spiegò come funzionava il radiotaxi mi disse Anna ricordati una cosa, una donna può lavorare in mezzo ad un reggimento di soldati senza problemi, ma se cerca rogne si fa capire. Sono state parole sante – ammette sottovoce – oggi purtroppo ci sono colleghe che in servizio non si comportano da professioniste e mi fanno vergognare di essere donna”, Basta poco per rovinare una reputazione, Anna lo sa bene. “All’inizio vedere una donna al volante era qualcosa di eccezionale, ma con una guida attenta e due chiacchiere sono sempre riuscita a conquistare la fiducia dei passeggeri. Una ragazza un giorno mi disse piangendo che voleva uscire dal tunnel della droga ma non ne aveva la forza, allora arrivati a destinazione le diedi il mio numero di telefono e da quel giorno per lei sono diventata un punto di riferimento. Le ho indicato la strada per salvarsi e così è stato, oggi è sposata, ha una bambina ed ancora mi viene a trovare”. Anna dietro la sua simpatia nasconde un cuore d’oro “la vita mi ha segnato, sono rimasta sola con tre figli piccoli che ho cresciuto con grandi difficoltà, ma oggi sono tutti sistemati ed ho anche otto nipoti ed un pronipote – dice con orgoglio – per questo se leggo negli occhi di un cliente la sofferenza o il dolore non riesco a rimanere distaccata ed insensibile”. “Un uomo un giorno salì in taxi visibilmente arrabbiato e guardandomi negli occhi mi disse di essere diretto dalla compagna per farla finita. In pochi minuti mi raccontò di essere un imprenditore e la delusione provata nel sapere che la donna che amava lo tradiva. Io gli consigliai di non buttare via la sua vita. Seguì il mio consiglio e qualche ora più tardi mi chiamò per ringraziarmi. Questa è la vera ricchezza della vita”, conclude Anna mentre mi saluta e sale sul suo taxi per una nuova corsa.

FEDERICA BOSCO

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