Società & Politica

La rivolta del buonsenso

Se questa tornata elettorale non ha generato una maggioranza definita, almeno un messaggio chiaro e nitido è stato recapitato; un vero e proprio urlo in faccia all’establishment e ai partiti moderati e centristi. E non fidatevi di chi scriverà che questa non è altro che la vittoria del populismo o un classico voto di protesta. Con queste percentuali – mezzo Sud interamente nelle mani dei Cinque Stelle e una Lega padrona perfino dell’Emilia Romagna – è qualcosa di più: è un disperato appello al buonsenso perduto. Dopo aver sperimentato sulla propria pelle anni d’inconcludente “stabilità” e deleteria “responsabilità”, l’elettorato ha scelto semplicemente un’idea diversa di politica e di gestione dello Stato; il rifiuto di mantenere il timone dritto verso un non più rassicurante status quo ha prevalso sui timori instillati dai Media di un possibile governo dei parvenu incapaci o dei biechi razzisti.
L’alta affluenza stavolta non ha richiamato alle urne quell’esercito di “moderati” e di “antifascisti” che per l’ennesima volta avrebbero dovuto salvare la Repubblica dal pericolo esiziale “turandosi il naso” ma, anzi, ha favorito proprio quei partiti più anti-sistema invisi a Bruxelles e ai Mercati. Ciò non vuol dire che milioni d’italiani siano diventati dei pericolosi estremisti ma semplici cittadini che, di là delle reclame governative, si sono resi conto di quanto le politiche di questi ultimi anni non abbiano sortito non solo gli aspetti desiderati, ma siano state deleterie in più settori: dalle neoliberiste riforme del lavoro alla mala-gestione dell’immigrazione; dal degrado dei Servizi all’assoluta debacle in politica estera. Persone comuni semplicemente esasperate da un malgoverno di larghe intese, incapace a progettare il futuro e a gestire le emergenze. La sonora bocciatura di tutti i principali esponenti dell’attuale governo sta là a dimostrarlo. Occorre però adesso fare molta attenzione perché questo risultato elettorale è anche un campanello d’allarme, una sorta di “ultima chiamata” nei confronti degli unici movimenti – 5 Stelle, Lega e, in modo diverso, anche l’esordiente Potere al Popolo – che promettono una netta discontinuità con il passato. Coloro che hanno dato il loro voto a queste formazioni sono milioni di cittadini disillusi, stanchi ma che ancora credono nel rituale del voto. Dopo essere stati bellamente ignorati e presi in giro da anni, sono stati costretti a urlare il loro buonsenso dentro l’urna. Ora però non deludeteli: il rischio è troppo elevato. Si potrebbe perderli per sempre e questo sì che sarebbe un vero pericolo per la democrazia.

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