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Società & Politica

Il senso civico degli Svizzeri

Gli Italiani hanno spazzato via la “Seconda Repubblica”. Poco più in là, in Svizzera, si è tenuto un referendum in cui la popolazione ha respinto con fermezza la proposta di abolire il canone radiotelevisivo, mantenendo la tassa annua di 451 CHF (383 € al cambio attuale). Una notizia che ha suscitato grande scalpore nella Penisola, perché è come se gli italiani avessero respinto in massa la possibilità di eliminare il canone RAI.
Per chi non vive in Svizzera è impossibile comprendere le ragioni di questa “follia”. Andiamo con ordine.
Anzitutto bisogna sapere che il canone viene fissato ogni anno dal Consiglio Federale svizzero (quindi a livello centrale), per la Legge federale sulla radio e la televisione (LRTV) del 21 giugno 1991 e alle modalità di applicazione regolate nell’ordinanza del Consiglio Federale del 6 ottobre 1997. La riscossione del canone è stata affidata dal Consiglio Federale ad una società chiamata Billag S.A. (S.A. sta per società anonima). Nel 2015 sono stati raccolti 1,35 miliardi di CHF: tale importo rappresenta oltre il 60% delle entrate necessarie a finanziare tutte le emittenti radio-TV svizzere del servizio pubblico (il resto delle entrate è coperto principalmente da pubblicità e sponsorizzazioni) che fanno capo alla SRG-SSR. Ecco la prima chiave di lettura fondamentale. La SRG-SSR applica perfettamente i dettami della “solidarietà confederale”, per cui redistribuisce i proventi alle varie sedi sul territorio, tutelando le minoranze linguistiche (ad esempio, il sistema pensionistico di base funziona allo stesso modo): significa che la radio-televisione svizzera italiana riceve 200 milioni di franchi a fronte dei 50 milioni di canoni Billag riscossi presso i 315.000 abitanti della Svizzera italiana che rappresentano il 4,4% della popolazione confederale (si stima che in tutta la Confederazione il 7,3% della popolazione residente sia di lingua madre italiana). Si aggiunga che questo canone (pagato anche dalle aziende con soglie di esenzione in base al fatturato), contrariamente alle voci raccolte in questi mesi di dibattito pre-referendum, è praticamente rimasto invariato da 20 anni.
Passiamo alla seconda chiave di lettura: gli svizzeri accettano di pagare una tassa elevata, consapevoli che stanno garantendo la produzione dei contenuti radio-televisivi per tutte e quattro le lingue nazionali: tedesco, francese, italiano e romancio dove queste ultime due rappresentano decisamente le minoranze del Paese.
Terza ed ultima chiave di lettura: i contenuti dei canali della RSI sono di qualità elevata, film da poco usciti al cinema, documentari ed apprendimenti culturali autorevoli, diritti sportivi per la MotoGp, la Formula1, il tennis del Grande Slam, Coppa del Mondo di sci discesa e fondo, la Champions League, le Olimpiadi. Se facessimo un confronto con l’offerta di programmazione del “carrozzone” italico RAI … non ci sarebbe proprio confronto.
La vera questione del canone Billag è che il costo della vita in Svizzera è sempre più insostenibile per un numero crescente di persone, specialmente nei cantoni di frontiera come il Ticino dove i salari sono pressati al ribasso dalla vicinanza di Francia ed Italia: infatti oltre alla tassa radiotelevisiva, le famiglie devono pagare un abbonamento privato alle TLC company per accedere al resto dell’offerta televisiva ed alla infrastruttura di comunicazione con un aggravio di costi per ulteriori 600 €/anno (senza ricevere l’ampiezza di programmi di Sky). Questo disagio economico è stato cavalcato sapientemente ed in maniera populista da alcuni soggetti politici, senza però incassare lo stesso consenso ottenuto invece in occasione del referendum “contro immigrazione di massa”.
Alla fine “NO Billag” ha perso, un effetto economico però c’è stato. Le autorità hanno già approvato una rimodulazione del canone apparentemente senza incidere sull’offerta televisiva a partire dal 1 Gennaio 2019: il nuovo importo da pagare sarà di 365 CH anno (317 €).

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