Società & Politica

IL CALIFFATO DI SVEZIA

Comunque la si pensasse, negli ultimi decenni del secolo scorso la Svezia era unanimemente considerata il paese nel quale libero pensiero, tolleranza, laicismo e stato sociale si fossero fusi con equilibrio ed armonia, generando la più compiuta delle socialdemocrazie, la più illuminata espressione di società aperta, evoluta, rispettosa tanto dei diritti dell’individuo quanto delle aspettative della collettività.
Basti dire che, in Svezia come in altri paesi scandinavi, qualsiasi parte del territorio, pubblica o privata, sottostà (sottostava…) al diritto di pubblico accesso, detto allemansrätten, principio giuridico che permette di aumentare i benefici di tutti a patto di rispettare le libertà altrui, mirabolante compromesso fra diritto di proprietà e beneficio collettivo: è (era…) concesso a tutti il diritto di muoversi in tutto il Paese in pace e tranquillità, senza timore di essere cacciati da una proprietà privata, a condizione di adottare un comportamento rispettoso e responsabile nei confronti della natura e degli altri.
Da una parte, sin dal 2015, la Polizia svedese ha timidamente cominciato ad ammettere l’esistenza di “vulnerable areas”, definendole zone a basso status socioeconomico, in cui la criminalità ha un rilevante impatto, così come l’estremismo religioso (evidentemente di matrice islamica).
Dall’altra parte invece, il governo socialdemocratico-ecologista, fautore e generoso finanziatore del modello “svedese” di accoglienza, non ne vuol sentir parlare, negando recisamente che esistano aree del territorio nazionale fuori controllo giurisdizionale: tantomeno è disposto a riconoscere che le “vulnerable areas”, di cui parla la Polizia, rappresentino una questione correlata all’immigrazione.
È ormai pacifico che governo e Polizia abbiano difformi rappresentazioni della realtà: il primo riconosce solo la presenza di un problema, più o meno acuto, di criminalità; la seconda invoca leggi speciali ed intervento dell’esercito per arginare un fenomeno degenerativo, divenuto ormai ingestibile con procedure ordinarie.
La realtà, al di là delle definizioni, è che oggi, nel territorio svedese, si contano 61 (sessantuno!) No Go Zones (o No Go Areas o aree vulnerabili o come altrimenti le vogliamo chiamare): vasti territori, generalmente suburbani, nei quali lo stato ha perso ogni forma di controllo, essendo tali aree state rese inaccessibili ad ogni presidio istituzionale, sia esso rappresentato dalla polizia, dai vigili del fuoco o dalle ambulanze. In tali aree non sono graditi neppure i giornalisti, tantomeno se dotati di telecamere o macchine fotografiche. Nelle No Go Zones vige un regime di segregazione sessuale, nei locali pubblici in cui è ammesso un genere non è ammesso l’altro, le donne non possono uscire di casa da sole, gli svedesi non sono tollerati, le caserme della polizia – se presenti – subiscono attentati.
Le gangs islamiche dominano incontrastate queste zone franche, in cui legge della giungla e sharia si miscelano in un abbraccio letale per lo stato di diritto.
Il confronto politico, come ormai in ogni paese europeo, ruota attorno ai temi dell’immigrazione ma – anche in questo e come sempre – la Svezia è più avanti degli altri: qui ormai è pacifico che possano avere luogo matrimoni con minori (purché legittimati dal credo religioso); qui esiste una cittadina (Lund) che ha promosso un programma di riabilitazione per i jihadisti di ritorno dalle zone di guerra (Siria), offrendo loro casa, lavoro, istruzione e sussidi economici; qui le autorità si rifiutano di censire e pubblicare ogni indicazione circa l’etnia degli autori dei crimini; qui lo stupro è all’ordine del giorno ma i progressisti al governo minimizzano il fenomeno, adducendo la propensione delle donne svedesi a denunciare ogni minimo episodio di non corretto corteggiamento…
Insomma, c’era una volta la Svezia, oggi paese irriconoscibile, smarrito, imbelle, fagocitato dal califfato e condannato all’estinzione dalle élite progressiste benpensanti, la cui insanabile protervia impedisce di riconoscere il fallimento che è ormai sotto gli occhi di tutti.

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