CRONACHE ELVETICHE

L’ANCIEN REGIME FINANZIARIO

Recentemente sono stato colpito dalla fermezza delle opinioni espresse recentemente in un editoriale sul Corriere del Ticino da Marcello Foa a proposito della crisi istituzionale che sta caratterizzando l’attuale fase politica italiana. Il direttore delinea in maniera tristemente lineare uno scenario che, pur criticabile sul piano delle conclusioni, racchiude tali oggettive considerazioni da creare un Babau nell’armadio delle prossime generazioni. Un passo indietro, per capire meglio. Nel 2008 avvenne la caduta olimpica di Lehman Brothers e la sistemica crisi dei subprime: dalle loro ceneri sembrava dovesse emergere un “nuovo ordine mondiale” che mettesse al centro l’uomo, la vita e l’ambiente terrestre in cui tutto avviene, relegando in posizione secondaria ed assolutamente non tassonomica il valore della ricchezza finanziaria detenuta dagli individui. Il rasoio di Occam ci fu ma a favore del “vecchio ordine”. Oggi, come allora, le azioni degli uomini, i loro pensieri, le loro vite ed il loro futuro continuano ad essere giudicati e prevaricati dallo spread e dalla ricchezza finanziaria detenuta che assurgono a divinità moralizzatrici su ciò che è bene e ciò che è male. Per l’individuo e per la comunità. Senza voler mancare di rispetto alle vittime dei tormenti del nazionalsocialismo, non trovo espressione più esplicativa di “Geld macht frei”, ovvero il denaro rende liberi.

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