CRONACHE ELVETICHE

IL PREZZO DEL BENESSERE

Pochi giorni fa l’Ufficio Federale di Statistica della Confederazione Svizzera ha pubblicato i dati sugli stipendi medi riferiti al 2016: si parla di circa 6.500 franchi mensili a livello nazionale (5.500€ al cambio attuale) che diventano 5.500 nel confinante cantone Ticino.
Lo stesso Ufficio Confederale enuncia che nel 2017 ci sono stati circa 4.341 furti in tutto il Paese per milione di abitanti rispetto ai 20.163 dell’Italia nello stesso anno (statistica del Viminale).
Il tasso di disoccupazione a lungo termine si attesta sul 1,7%, l’OCSE ha definito la Svizzera uno dei Paesi in cui la percezione della felicità da parte della popolazione è del 9,9 tra i punteggi più alti al Mondo. Per non parlare della fiscalità favorevole, del senso civico universalmente diffuso e praticato e di una burocrazia snella ed efficiente. Insomma, tutti gli indicatori ufficiali che misurano la qualità della vita ed i servizi di una Nazione assurgono la Confederazione elvetica a luogo ideale dove vivere.
Tuttavia ci chiediamo, in maniera critica, quale è (se c’è) il prezzo da pagare per godere di tutto questo?
Risulta assai arduo dare una risposta, troppo immanente il condizionamento del percorso personale, soprattutto per coloro che sono nati e vissuti sul territorio rosso crociato. Altresì esistono valutazioni oggettive che trascendono i personalismi: una Nazione con elevati standard di sicurezza e benessere diffuso non può prescindere da un forte controllo (anche sociale) del territorio, da forme di protezionismo più o meno intense ed ufficiali rese possibili da una certa serenità monetaria ed economica, da una certa acritica convergenza del sentimento popolare verso i valori e gli obiettivi promossi dalla Confederazione ed agevolata da una cultura poco umanista e tendenzialmente indirizzata dall’alto.
Qualcuno potrebbe definirle forme di limitazione della libertà dell’individuo.

Categorie
CRONACHE ELVETICHE

Lascia una risposta

*

*