Scienza & Tecnologia

Servizio 112: i cittadini lamentano ritardi

l'Associazione 32 dalla parte della gente. Il presidente Zalukar "tempi lunghi e personale poco preparato"

Si chiama Costituzione 32 è un’associazione nata a Trieste nel 2017 finalizzata a promuovere la tutela della salute. Si tratta di un osservatorio permanente dello stato della sanità pubblica nell’intero territorio del Friuli Venezia Giulia al fine di “evidenziare i punti di criticità e di proporre soluzioni, offrendo completa disponibilità alle forze politiche, ai comitati di cittadini, alle organizzazioni sindacali, insomma a tutti coloro che si ispirano ai valori dell’articolo 32 della Costituzione Italiana”,  si legge nel manifesto dell’associazione e  ripreso nel commento del suo presidente  Walter Zalukar,  già Direttore  del Pronto Soccorso Azienda Ospedaliero Universitaria di Trieste. Tra i temi di maggiore attualità che quotidianamente sono monitorati dall’associazione  risulta il servizio del 112 che, dalle criticità evidenziate dai cittadini e dagli stessi operatori sanitari, non sembra rispondere adeguatamente alle esigenze della popolazione. Il tema, già arrivato nelle aule del Governo la scorsa primavera, resta una zona d’ombra per la quale i cittadini non intendono abbassare la guardia ed infatti puntuali quotidianamente arrivano all’associazione segnalazioni e casi di lentezza o di superficialità del servizio che sembra avere grosse lacune, come è emerso nel caso di una donna con gravi difficoltà respiratorie che ha rischiato di morire. A denunciare il caso il marito, che ha raccontato i due minuti e mezzo da incubo vissuti  al telefono con il 112.  “M.B. ha dichiarato immediatamente di aver bisogno di un’ambulanza perché la moglie non respirava, – racconta il presidente di Costituzione 32 Walter Zalukar – ha fornito indirizzo, numero civico, piano e nome della donna. L’operatrice 112 ha richiesto la conferma dei dati forniti ed ha invitato l’uomo a restare in linea. E’ iniziato allora il messaggio registrato che invita a rimanere in linea in attesa di essere collegati al servizio richiesto, ovvero fino alla risposta dell’infermiere della Sores 118. Un tempo che è stato calcolato in un minuto. A quel punto M.B. ha ripetuto che la moglie respirava a fatica, allora l’infermiere ha cominciato a fare una serie di domande, sulla tempistica dell’evento, sullo stato di reattività della donna nel momento della chiamata, sulle medicine assunte e sulle difficoltà della donna a parlare, oltre che sulle generalità della stessa.  Non ancora convinto l’infermiere ha preteso che la paziente rispondesse al telefono per sentire come stava respirando. Una prassi che ha rallentato ancor più l’invio dei soccorsi.  Solo quando la paziente,ansimando,  ha ribadito di non riuscire a respirare e di avere un tumore al polmone, il personale  ha dato l’assenso all’invio dell’ambulanza, non prima di aver chiesto al marito  il nome ed il cognome della donna.  La chiamata è durata 2 minuti e 39 secondi. – rimarca Zalukar –  Ciò che appare subito evidente è l’eccessiva lunghezza della telefonata – sottolinea il Presidente di Articolo 32 – oltre 2 minuti e mezzo prima di poter avere il soccorso. Non solo, buona parte delle domande fatte dall’infermiere risultano palesemente inutili a determinare la necessità o meno del soccorso e/o il grado di gravità e urgenza, che sono gli unici obiettivi a cui devono essere finalizzate le domande, perché domande superflue fanno perdere tempo che potrebbe essere prezioso.  In epoca antecedente la Centrale unica, quando funzionavano le Centrali 118 provinciali – commenta – una chiamata come questa durava non più di 1 minuto. Questo episodio aggiunge un ulteriore motivo di preoccupazione, in quanto diventa inevitabile chiedersi quali siano gli standard di preparazione e di esperienza del personale”, conclude Zalukar.

FEDERICA BOSCO

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