Psicologia

Rai Cinema Channel lancia “A Mezzanotte”, il corto che racconta i tormenti dei lupi solitari

Così nascono gli estremisti islamici. Bianca Sartirana "Abbiamo lavorato sul profilo psicologico di ordinaria disperazione"

Bianca Sartirana produttrice del corto “A Mezzanotte”

Cosa prova un giovane che ha scelto di fare il terrorista poco prima di farsi esplodere? A domandarselo sono in molti. A provare a dare una risposta è stata la casa di produzione Save the Cut con il cortometraggio “A mezzanotte” che ha voluto proprio ricostruire gli ultimi attimi di vita di un giovane italiano che, a dispetto della sua educazione e della sua cultura, ha scelto di abbracciare l’estremismo islamico e di porre fine alla sua vita e a quella di molti innocenti per una ideologia in cui è stato indottrinato.

Vincitore del premio Rai Cinema Channel alla X edizione dell’Ortigia Film Festival per aver “raccontato con uno sguardo contemporaneo, quanto sia facile trascinare nella propria disperazione tutto il mondo innocente che ci circonda”, il corto “A mezzanotte” ha rappresentato il tema del terrorismo con una nuova chiave di lettura.

“l’Idea nasce da Son of a Pitch – spiega Bianca Sartirana produttrice del film – un contest di scrittura creativa lanciato nel 2016 e rivolto a giovani sceneggiatori di tutta Italia, a cui viene chiesto di proporre un’idea per uno corto indipendente. Oggi Son of a Pitch è diventato un vero e proprio network di autori, editor e distributori, che si dedica anche alla realizzazione di prodotti di storytelling per grandi marchi”.

Perché la scelta di un tema così delicato?

“Tra tutte le proposte che abbiamo ricevuto questa è quella che ci ha colpito da subito, perché originale, diversa e non ideologica. Gli autori e il regista hanno voluto dare un taglio di “realismo magico”, potremmo dire. Un realismo che a tratti diventa surreale, a tratti persino ironico, senza però eccedere il limite della coerenza tematica ed emotiva. Questo spunto ci ha conquistato e da quel momento abbiamo iniziato a lavorarci insieme. La giuria del contest, presieduta da Armando Fumagalli, direttore e fondatore del Master in International Screenwriting and Production dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha riconosciuto in questa proposta un quid in più rispetto alle altre. Dello stesso parere il regista Andrea Molajoli (regista de “la ragazza del Lago”, il “gioiellino” e molti altri), che ha avuto modo di lavorare con i tre progetti finalisti esplorando suggestioni visive e registiche”.

Gli ultimi attimi di vita, una scelta difficile; come siete riusciti a cogliere le sfaccettature di una decisione letale?

“Non è stato facile. Abbiamo chiesto agli autori, Mirko Cetrangolo e Matteo Menduni e al regista, Alessio Lauria, di elaborare un profilo psicologico del protagonista che potesse essere di “ordinaria disperazione” e allo stesso tempo di incertezza. Avevamo bisogno che il personaggio avesse una ferita aperta, in modo da generare il conflitto interiore su cui è costruito il suo arco narrativo. Volevamo una situazione emotiva che fosse credibile, verosimile, senza ricalcare i tristi casi di cronaca. Sono state realizzate 8 stesure di sceneggiatura, in un percorso di editing e riscrittura durato un intero anno e coordinato da Federico Caponera, Direttore Artistico e Presidente di Save the Cut”.

Proprio la storia del protagonista è stata al centro di qualche polemica per una motivazione che sembrerebbe troppo superficiale per spiegare un gesto tanto estremo… cosa risponde?

Inizialmente lo abbiamo pensato anche noi. Abbiamo lavorato molto sulla causa della sua involuzione e studiando alcuni testi fondamentali e confrontandoci con esperti del settore abbiamo constatato che la delusione amorosa, spesso accompagnata dalla perdita del lavoro, è statisticamente una delle principali motivazioni che hanno di fatto portato alcune persone a una radicalizzazione di questo tipo. Ci siamo fatti l’idea che l’ideologia – negli attentati che hanno questo tipo di matrice – può non essere la leva principale, ma piuttosto una dimensione che si insinua nella fragilità di una persona, messa a dura prova dalla vita. E’ evidente che il processo non è così semplice, ma il meccanismo che abbiamo utilizzato è assolutamente verosimile”.

Ha parlato di consulenti per rendere credibile la storia, chi vi ha aiutato in questo senso?

Essendo il tema così controverso ci siamo detti subito che, pur elaborando una storia inventata, avremmo dovuto basarci su elementi reali. Volevamo restituire un racconto non ideologizzato del tema e che fosse rispettoso, attraverso la verosimiglianza storica, di tutte le persone che sono state coinvolte realmente dal terrorismo. Poi c’erano esigenze anche pratiche di produzione: volevamo che l’abbigliamento, il modo di fare, le fattezze dell’ordigno fossero realistici. In questo senso Stefano Piazza, giornalista ed esperto di terrorismo internazionale, è stato un consulente prezioso e rigoroso.

In che modo?

Ha dato innanzitutto consistenza, con i suoi studi, all’incidente scatenante della nostra storia, ossia la delusione amorosa. Ci ha poi illustrato scenari e situazioni che ci hanno portato a decidere che il nostro terrorista dovesse essere italiano e non un migrante. Infine ha approfondito con noi la natura delle relazioni sociali che accompagnano un attentatore nelle ultime fasi della sua tragica azione.

Prossimo appuntamento per il vostro corto?

Rai Cinema Channel ha acquistato i diritti del corto, e questo significherà che verrà distribuito sui suoi canali. Parallelamente andremo avanti con un calendario fitto di Festival Internazionali e stiamo programmando l’anteprima pubblica in occasione della seconda edizione di Son of the Pitch, che si preannuncia molto più ricca ed internazionale della prima.

FEDERICA BOSCO

 

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