Scienza & Tecnologia

Mercato della privacy

Due milioni di ricerche su Google, Duecento milioni di e-mail spedite, Sessanta mila euro di acquisti su Amazon, Due milioni di likes su Facebook, questi sono solo alcuni numeri sul volume di dati che quotidianamente vengono scambiati sulla Rete in soli sessanta secondi, un minuto.
Dati che riguardano i nostri acquisti e consumi, il nostro lavoro, i nostri desideri e pensieri, insomma la nostra persona, che restano disaggregati su internet o sui vari server e con i quali si sta sviluppando una crescente economia digitale.
Uno studio dell’Università di Cambridge mostra che bastano 170 likes su Facebook per individuare una serie di informazioni sensibili su specifiche persone, idee politiche e religiose, inclinazioni sessuali, status sentimentale, consumi vari. Un’analisi di Microsoft ha mostrato che è possibile ricavare età, idee politiche o religiose, analizzando solo le parole chiave immesse nei motori di ricerca.
In sostanza i nostri dati personali sono diventati il nuovo petrolio del terzo millennio che, dopo essere analizzati, possono essere usati dalle diverse aziende o soggetti per gli scopi più vari (in primis, profitto economico) e così rischia di venir meno il nostro spazio di condivisione solo con noi stessi, la nostra privacy, con buona pace per la nostra libertà personale.
Stefano Rodotà, primo Presidente del Garante per la protezione dei dati personali scriveva: “Oggi, la libertà è diventata quella di non essere discriminati, non essere schedati, non diventare oggetto di controllo continuo per quanto riguarda il consumo o il lavoro”.
Nel 2017 si è assistito ad una vera e propria corsa al nuovo petrolio con un’ondata di attacchi informatici (Wannacry, Bad Rabbit, Petya), ransomware che hanno messo in subbuglio i sistemi di aziende e grandi organizzazioni di oltre 150 Paesi in tutto il mondo, bloccando i relativi sistemi informatici e chiedendo il pagamento di un riscatto (anche in Bitcoin) per rientrare in possesso dei propri dati presenti sul server, in alternativa la perdita degli stessi.
Sempre nello scorso anno i dati di 400 mila clienti italiani, della nota Banca Unicredit, sono stati violati e la Procura di Milano ha aperto un’indagine, per ora a carico di ignoti, per accesso abusivo al sistema informatico e violazione della privacy.
Ovviamente tra gli obiettivi più sensibili ci sono gli ospedali (come dimostra l’attacco informatico dello scorso anno al Barts Health Trust, che gestisce cinque ospedali nella zona est di Londra), le Banche e le amministrazioni pubbliche, ma non solo.
Negli ultimi mesi del 2017, infatti, il Garante ha certificato la mancanza di sicurezza della privacy per gli utenti che ruotano attorno alla galassia dei siti del Movimento 5 Stelle, ed in particolare sulla famosa piattaforma Rousseau (sistema operativo del Movimento 5 Stelle), mettendo in risalto una scarsa trasparenza sulla gestione del trattamento dei dati raccolti.
Tra le varie misure prescritte, il Garante ha chiesto chiarezza su chi siano i titolari del trattamento dei dati personali degli iscritti e quindi chi gestisce i dati relativi alla galassia dei siti del Movimento 5 Stelli. In altre parole, chi ha il potere di decidere cosa fare con i dati raccolti, come analizzarli e quale utilità trarne, sia in ambito economico, sia in ambito politico.
L’anno appena trascorso ha pertanto evidenziato l’importanza di proteggere i nostri dati personali, sia da attacchi informatici, sia dai soggetti che gestiscono i nostri dati (attraverso le iscrizioni sui vari siti web, per esempio) e l’intervento del legislatore europeo sembra andare nella stessa direzione. Tra poco più di quattro mesi, infatti, entrerà in vigore il Regolamento EU in materia di protezione dei dati personali, che obbligherà anche le nostre aziende, private e pubbliche, a conformarsi in tema di privacy e sicurezza, così da mettere quanto più possibile al riparo i nostri dati sanitari, dati anagrafici, dati relativi ai nostri consumi e – per quanto possibile – la nostra libertà nell’era digitale.

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