Ciao Ciao Darwin

DEVIAZIONI VIRTUALI E CARNALI

Il passaggio dalla società industriale verso quella post-industriale si può identificare coi bisogni quantitativi di denaro, successo e potere, contrapposti a quelli qualitativi nati con la post-industrializzazione, come ricerca dell’amore, della solidarietà, aumento dell’emotività e della comprensione dell’amicizia come paradigma di un modello sessuale di tipo androgino. Se nell’era dell’industrializzazione si viveva la “ricerca della felicità” secondo una prospettiva connessa al modello consumistico e industriale (producendo un circolo vizioso basato sul produrre e consumare), oggi si è indirizzati verso un nuovo sistema di tipo consumistico basato su estetica, etica, soggettività, virtualità e una differente ricerca della qualità della vita.
Questo passaggio epocale ha finora prodotto insicurezza e paure difficilmente conciliabili con l’accumulo di beni materiali che precedentemente svolgevano un ruolo di palliativo per i mali dell’animo. La ricerca del benessere passa, oggi, per una maggiore richiesta di soddisfazione emotiva e di relazioni basate sulla fiducia e sul valore etico delle persone, cosa che spesso non trova riscontro nell’interlocutore, causando cortocircuiti e instabilità di tipo ansioso. L’insicurezza odierna è velocemente verificabile tanto nel consumo di psicofarmaci quanto nella crescente richiesta di aiuto a psicologi e affini. La transizione verso il nuovo modello sociale cui andiamo incontro è devastante e la società occidentale ne è sconvolta e talvolta quasi annientata.
Alcuni sociologi definiscono quanto avviene con una metafora; una netta divisione tra soggetti digitali e analogici. I primi credono ciecamente che il mondo proceda verso una progressiva ottimizzazione, grazie alla tecnica e soprattutto all’informatica; si considerano senza dubbio “cittadini del mondo” e accettano con facilità i nuovi dogmi (genere sessuale come prodotto culturale, controllo delle nascite, società a-razziale, globalizzazione, irrilevanza di Storia e tradizione, abolizione delle frontiere e degli Stati). Certi di questo paradigma culturale, danno per scontato che la vita vada vissuta senza limiti, hic et nunc. La loro esistenza non fa differenza alcuna tra giorni lavorativi e festivi, così come tra giorno e notte, e anche il corpo non è nient’altro che una merce come un’altra.
In opposizione a questi troviamo gli “analogici”, scettici sui benefici delle novità, timorosi dell’immigrazione, contrari all’abolizione delle frontiere e a un “governo mondiale”. Per loro l’eccessiva tecnologizzazione della società viene vista come un male; ancorati a una visione tradizionalista dell’esistenza, rifiutano l’aborto e l’eutanasia, ponendo il concetto di vita come sacro e inviolabile. Spesso temono il futuro mitizzando il passato, mantenendo una sostanziale prevenzione nei confronti della modernità. Mentre i primi, i digitali, vivono un senso di appartenenza nelle loro comunità virtuali, fatte di social; gli analogici sono alla ricerca di socialità umana, fatta da persone in carne e ossa e reputano la vita come un passaggio verso un’esistenza differente.
La società post-industriale sempre più tecnologica e materialista conduce queste due anime a uno scontro di civiltà interno in cui, i primi rappresentano l’idea di progressismo a priori e i secondi, un’idea di conservatorismo a ritroso, senza mai trovare un punto in comune, né la possibilità di un dialogo.

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