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Psicologia & Benessere

14 Febbraio: tra amore liquido e relazioni

Lo spunto per questa mia riflessione è venuto dall’approssimarsi del 14 febbraio, giorno del calendario in cui si celebra una ricorrenza per molti aspetti controversa: San Valentino, la festa degli innamorati, di cui il santo è ritenuto protettore. E si fa presto a dire che sia una festa marginale, innanzitutto per il risalto che il marketing le rivolge, e poi perché tutti ce la ricordiamo. Certo, l’atteggiamento che ciascuno di noi adotta nei confronti della ricorrenza è disparato: c’è chi è felice di festeggiare, non foss’altro che per andare a cena fuori, chi invece ha un atteggiamento svalutante, chi addirittura critico o snobistico, ma in realtà ciò che serpeggia nel cuore di tutti è il desiderio di avere relazioni buone, relazioni di  cui essere felice.
Voglio partire proprio dal tema del desiderio per portare avanti la mia riflessione in merito, dal punto di vista di una professionista delle relazioni.

Secondo l’approccio della Psicoterapia della Gestalt, una relazione è cio che lega due persone e che non appartiene esclusivamente né all’una né all’altra ma si co-costruisce, e il luogo di questa costruzione è lo spazio “tra”, cioè lo spazio condiviso dalle due persone, lo spazio nel quale i due individui si incontrano; ecco perché non esiste relazione da un punto di vista psicologico se solo uno dei due non le dà spazio (fisico e mentale), non si impegna a costruirla e portarla avanti.
I confini di questo spazio condiviso sono però molto cambiati nella storia e nell’epoca postmoderna assistiamo ad un suo netto ridimensionamento: Io vengo prima dell’Altro, non posso “sacrificare” troppo il mio spazio e il mio tempo, cioè tendiamo a rifugiarci in quell’altro spazio dedicato all’individualità perché altrimenti temiamo di perdere “valore”, importanza, voce in capitolo. E, purtuttavia, ognuno di noi anela ad avere relazioni soddisfacenti.
Ma allarghiamo lo sguardo e diamo un’occhiata alla attualità socio-politica: certo, ci accorgiamo di come alla rigidità dei confini che ha imperato fino al secolo scorso, e che ha permesso di costruire margini di certezze dentro cui ci si muoveva, si sia sostituita una condizione di realtà continuamente manipolabile, per stare al passo con le mutevoli esigenze dell’uomo moderno; questa condizione è stata brillantemente definita “modernità liquida” dal filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman già agli inizi degli anni 2000, intendendo come liquida proprio la natura dei legami, degli impegni, delle relazioni, che non devono avere contorni definiti per poter essere percepiti come vivibili.
Allo stesso modo, anche i rapporti umani si sono liquefatti, cioè hanno dilatato a dismisura i propri confini per adeguarsi ai bisogni momentanei degli esseri umani: in un mondo dominato dall’incertezza e dal temporaneo, dall’usa e getta, che senso può avere una relazione stabile che richiede continuo investimento e dedizione? Non è forse preferibile avere “legami liberi”, da cui è possibile svincolarsi in ogni momento? L’uomo, allora, diventa un consumatore delle relazioni: ciò che appaga non è la relazione in sé ma il soddisfacimento che comporta, e quando questo cede il passo all’impegno e al lavoro, egli trova molto più comodo trovare soddisfacimento in un’altra relazione. Il desiderio è tipico dell’uomo-consumatore, mentre l’amore è un atto morale; dice Bauman nel suo volume “Amore liquido”: ‘il desiderio è la brama di consumare…., l’amore è il desiderio di prendersi cura e preservare l’oggetto della propria cura….’.
Questo processo si evidenzia molto bene nelle relazioni che i social network ci danno l’illusione di intrattenere, definite “relazioni tascabili”, che ciascuno di noi tira fuori in un momento morto della giornata: nella pausa caffè, un attimo prima del pranzo o la sera prima di andare a letto, trovo un minuto per scrivere un messaggio su Wapp o postare una fotografia su Facebook, in modo da tenermi aggiornato su ciò che accade agli altri: le connessioni, dunque, hanno preso il posto delle relazioni. Questa continua possibilità di allontanamento-avvicinamento che i social ci offrono rende facilmente conciliabile il desiderio di libertà con il bisogno di appartenenza, ma senza donarci il nutrimento che solo le relazioni autentiche riescono a soddisfare; e proprio in questo consiste l’amore liquido, nel costante dibattersi fra il bisogno di legami e la paura di incatenarsi.
Senonché, il male più grande di cui soffre l’uomo moderno è un’immensa solitudine, un eccesso di individualità potremmo definirla, un mare in cui facciamo di tutto per non stringere legami ma ne abbiamo un bisogno che non sembra mai colmarsi.
Sarebbe davvero molto bello, allora, se San Valentino diventasse occasione per guardare dentro sé stessi e per guardare assieme all’Altro dentro la propria relazione, assumendosi la responsabilità della fatica, il rischio dell’imprevisto, la gioia della costruzione condivisa, e diventasse in questo modo la festa dei legami veri, delle fatiche e dei progetti; allora sì che sarebbe un vero antidoto al più profondo male postmoderno.

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