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VITTIME IGNORATE

29 maggio 2018: attentato terroristico a Liegi. Eppure se ne parla poco, fa più notizia la prima partita della Nazionale del Mancio. Al dramma del terrorismo se ne è aggiunto quindi uno ancor più subdolo: ci siamo abituati a essere sotto assedio, ci siamo abituati ai morti innocenti per strada, come nel famoso anime “Death Note” dove il protagonista, iniziando a usare il diario della morte per far scomparire i delinquenti del mondo, arriva ad abusare del suo potere che gli consente di scrivere su un libro i nomi e l’ora in cui vuole che termini la loro vita.
Ci siamo abituati perché vogliamo vivere in pace: vorremmo non sentire più notizie drammatiche e, quando ci sono preferiamo dimenticarle la prima possibile, come a illuderci che non siano mai esistite. D’altra parte non si può vivere certamente con il pensiero costante di essere possibili vittime da un momento all’altro, non potremmo nemmeno permettercelo con due capitali mondiali come Milano e Roma, città artistiche quali Firenze e Venezia visitate ogni anno da milioni di turisti.
Il dramma vero è che ci siamo abituati però a questa situazione di terrore senza comprendere realmente il pericolo che abbiamo in casa. Parafrasando Vittorio Feltri con un suo libro di qualche anno fa – Non abbiamo abbastanza paura -, forse dovremmo avere meno paura di passare per razzisti quando stiamo solo difendendo la nostra cultura e avere più paura di questi attentati. Dovremmo continuare a parlare di più di questi attentati, sia per rispetto delle vittime, sia per comprendere davvero che questa accoglienza indiscriminata rischia di trascinarci in un baratro. “Tutto ciò che è reale è razionale” diceva Hegel: qualunque sia la ragione che ha spinto anni fa certi terroristi a trasformare così il mondo, è evidente che ha decisamente perso ogni tipo di ragione. Ora più di prima bisogna parlarne, ora più di prima bisogna fare la nostra battaglia. E forse di questo se ne è parlato troppo poco anche nel mondo politico in Italia: stiamo dicendo che il terrorismo ha vinto? Non possiamo crederci, non possiamo arrenderci così.

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