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Tetto al contante: il riciclaggio, l’evasione e altre storie.

Perché insistono con il tetto al contante? Quali sono i veri obiettivi? E in che modo ricicla il denaro la criminalità organizzata?

La domanda non è certamente oziosa. Con tutti i problemi che ha la nostra economia, ancora una volta parte la solita, periodica manfrina: dal 1 luglio si può pagare in contanti fino a duemila euro e dal 1 luglio del 2022 la soglia diventerà di mille euro. 

La motivazione ufficiale: frenare l’evasione fiscale monstre che caratterizza l’Italia, di cui quella criminale è una buona parte. 

Ho già provato ad approfondire questo fenomeno, al di là della vulgata giornalistica, in “Pagare tutti per pagare meno” è soltanto uno slogan?.  Analizzando i dati riportati nella “Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2019” del MEF, riorganizzando poi i numeri non per tipologia di tassa, ma per tipologia di attori economici, si possono fare considerazioni che raccontano la realtà in maniera diversa e più utile. 

Che cosa si fa oggi per controllare il riciclaggio?

Forse non basta, ma il meccanismo messo a punto certamente non è cosa da poco. In realtà da tempo ci sono severi controlli sul contante e riguardano tutti i movimenti bancari di importo superiore ai diecimila euro. La comunicazione delle operazioni viene inviata mensilmente da banche, Poste italiane, e istituti di moneta elettronica all’Unità di Informazione Finanziaria, che ha come compito principale tenere sotto controllo le attività di riciclaggio, ed è condivisa tra Banca d’Italia, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. 

Per quanto riguarda le comunicazioni cosiddette oggettive sulle transazioni in contante di importo pari o superiore a diecimila euro, effettuate dallo stesso soggetto anche in singole operazioni, sono state rilevate per ciascun mese del 2019 una media di 4,2 milioni di operazioni per un importo pari a 22,5 miliardi fra versamenti e prelievi. Secondo il rapporto annuale di Banca d’Italia la UIF nel 2019 ha ricevuto ben 105.789 segnalazioni di operazioni sospette che sono state adeguatamente analizzate dall’autorità giudiziaria o da altri organi preposti. Direi che i controlli ci sono e sono stringenti, a meno che non si pensi che l’evasione di imposta delle grandi organizzazioni criminali italiane e straniere, stimata in circa 78 miliardi di euro, venga realizzata con oboli di 100 euro alla volta. 

Cerchiamo quindi di rispondere alla domanda su come riciclano il contante le organizzazioni criminali. Non certo versandolo in banca direttamente, magari 2.000 euro alla volta! Troppo stupido come sistema. Basta investirlo acquistando qualche ristorante o supermercato, ad esempio. A quel punto emetti scontrini o fatture per coprire il denaro da riciclare e versi in banca il ricavo. Si, ma come la mettiamo con gli acquisti? In qualche modo devono quadrare con le vendite. Certo, non è difficile. Magari controlli anche altre aziende che fanno parte della stessa filiera (loro lo sanno che la filiera è la chiave) che sono fornitori che hanno lo stesso problema: fatturare a qualcuno che usa soldi in nero per pagare. Quello che ho descritto è solo uno dei modi, per altro tra i più semplici e dilettanteschi, che tuttavia potrebbe trovare molte applicazioni nella attuale situazione economica italiana. Si tratta di uno schema operativo non complicato quando hai un giro d’affari miliardario ogni anno, che vengano dalla droga, dalla prostituzione, dal traffico delle armi o da altre attività criminali. Insomma, se hai soldi è facile investire in attività, anche redditizie, che necessitano di disporre di liquidità per poter prosperare, e di questi tempi liquidità poca per le aziende, quindi opportunità tante per la criminalità.

Certamente, al di là delle soluzioni più semplici, per il riciclaggio si utilizzano sempre più sistemi resi possibili dalla globalizzazione finanziaria e dai commerci internazionali: dai bonifici internazionali con società fittizie, alle frodi carosello, solo per citare le più comuni. 

Ma allora a che serve limitare l’uso del contante ai cittadini?

Prima di tutto a lanciare un messaggio. Da tempo la politica, supportata ed amplificata dai media, ha fatto della lotta all’evasione fiscale la madre di tutte le battaglie di giustizia sociale

Sono i baristi, gli idraulici, i lavoratori autonomi e così via, i veri criminali che rubano agli altri per arricchirsi smodatamente. E così si crea un’altra volta una doppia Italia: il lavoratore dipendente, ligio; l’autonomo o peggio l’imprenditore, specie quello piccolo e medio, furbo e ladro. 

I colpevoli del disastro dei conti pubblici sono questi e noi ci impegniamo ancora una volta a riportare equità nel sistema fiscale. Forse è proprio questo il messaggio sottinteso da questi provvedimenti, che hanno l’unico effetto certo di dare un’idea al cittadino, in particolare agli anziani, che sono attentamente controllati quando vogliono disporre del proprio denaro, sul quale hanno già pagato le tasse. 

Ed è soprattutto sugli anziani, che come ben sappiamo sono un numero crescente in Italia, che il messaggio fa presa. Probabilmente li rende meno propensi ai consumi (di questi tempi non c’è cosa peggiore da fare per la nostra disastrata economia), e certamente la maggior parte di loro vota ed è scontenta della propria situazione economica. 

Ed ecco il toccasana: la tua pensione è bassa, l’assistenza sanitaria è calata di qualità, tutto ciò a causa dell’evasione fiscale che noi stiamo combattendo.

A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, diceva Giulio Andreotti, con un pizzico di ironia e tanta esperienza della vita. Pensiamo male, allora. Ogni volta che un servizio viene intermediato da qualche soggetto c’è un costo per il cittadino ed un ricavo per chi intermedia. È comprensibile. Che cosa succede però se vi è l’obbligo di ricorrere ad un intermediario? Facile: questo ci addebita il costo di un servizio al quale siamo obbligati a ricorrere. Ne ricava quindi un vantaggio che è praticamente una rendita di posizione.

È da tempo che assistiamo ad una campagna di promozione dei pagamenti elettronici. Spiegatemi perché se pago le prestazioni del mio dentista in contanti, nonostante questi mi emetta regolare fattura, io non posso detrarre queste come spese sanitarie. Devo per forza pagare con moneta elettronica. Ogni transazione con carte consente ad un operatore finanziario di addebitarmi un costo. 

Le banche stanno perdendo ricavi, hanno bisogno di una nuova fonte di entrate. Ed ecco quindi un aiutino alle banche da parte di chi ci governa

Ah! Potere del sistema bancario e della economia finanziaria.

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