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Tempo di libri. Tempo di bilanci

E il terzo giorno, folla fu. Complici l’inizio del weekend, una location agevolmente raggiungibile e un clima invernale che non invitava alle prime gite fuori porta, a partire dalla giornata di sabato Tempo di Libri – la manifestazione milanese dedicata all’editoria, iniziata giovedì 8 marzo a Fieramilanocity – si è finalmente popolata di pubblico. File all’ingresso, un certo intralcio nei corridoi, movimento negli stand, presentazioni partecipate – e in alcuni casi sold-out.
Niente di paragonabile, nemmeno a occhio nudo, alla ressa tipica dei fine settimana al Salone di Torino, ma gli organizzatori potranno perlomeno tirare un sospiro di sollievo: la totale débâcle della prima edizione di Tempo di Libri è scongiurata. Certo, sarebbe stato difficile fare peggio: chiedere ai milanesi di restare in città in un lunghissimo ponte primaverile e per di più infliggersi almeno un’ora di viaggio alla volta di Rho Fiera solo per incontrare autori e personaggi facilmente reperibili in pieno centro in molteplici altre occasioni o, addirittura, di “comprare libri” (attività tutt’altro che eccitante per la maggioranza degli italiani, specie se non accompagnata da sconto) era stata nel 2017 un’idea totalmente priva di buonsenso, giustificabile al massimo con un forte istinto suicida o masochista. Del resto, si sa, quando le scelte sono dettate da un’agenda politica, la carenza di buonsenso e il masochismo sono frequentemente all’ordine del giorno. E la recente diatriba “fiera del libro a Milano” versus “fiera del libro a Torino” altro non è che una lotta di potere tra schieramenti interni al mercato editoriale, con relativo sostegno di politici e istituzioni che hanno più interesse per l’una o per l’altra.
L’anno scorso, il lancio della fiera milanese era sembrato una dichiarazione di guerra. Ma ben presto, dopo il flop di Milano e il grande successo di Torino, i toni tronfi della prima ora avevano ceduto il passo a imbarazzati ripensamenti, qualche dimissione, dichiarazioni di distensione. Fino ad arrivare all’inaugurazione dell’edizione 2018, quando i vertici dei principali marchi editoriali hanno rilasciato pareri discordanti in merito al futuro possibile: un’alternanza tra le due città? una fiera itinerante? o unica sede in unico Stato?
C’è chi parla già di una conferma per Tempo di Libri anche l’anno prossimo, ma un bilancio vero e proprio sarà possibile solo a partire da lunedì sera, quando calerà il sipario su questa edizione 2018. Solo allora si conteggeranno i biglietti staccati e le copie vendute (dato non irrilevante per gli espositori). È evidente che l’organizzazione ha imparato dagli errori passati; ad esempio, quest’anno si sono ricordati di lavorare per tempo insieme alle scuole, in modo da portare in fiera gli studenti – veri protagonisti del giovedì e del venerdì, che altrimenti sarebbero stati giorni decisamente sotto tono. Tuttavia, se la manifestazione sarà davvero confermata, non guasterebbe mettere qualcosa in discussione. Cinque giorni sono forse troppi? Il programma di eventi si potrebbe ridurre, specie nelle giornate di minore affluenza? Perché non dare un’impronta più originale alla fiera milanese, anziché ricalcare il modello del Salone? Ma soprattutto: in un paese in cui la scarsa propensione alla lettura è il tallone d’Achille del mercato librario, siamo sicuri che un’ennesima fiera così tradizionalmente intesa serva da incentivo alla causa? Anziché ripetere schemi già visti e a tratti un po’ noiosi, sarebbe bello inventarsi qualcosa per far capire, a chi in un posto così non metterebbe mai piede, quanto possa essere davvero figo ed eccitante leggere.

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