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Suicidi tra gli adolescenti in crescita: seconda causa di morte tra i 15 e i 25 anni

Professor Luca Bernardo (Direttore Casa Pediatrica Fatebenefratelli-Sacco) "Responsabilità del web, i social se ne lavano le mani"

Milano – I recenti casi di cronaca che hanno visto protagonisti due adolescenti morti nel milanese rispettivamente per scattare una foto dal tetto di un centro commerciale e per partecipare a una sfida pericolosa sul web aprono un’inquietante finestra sul pericolo che si nasconde in rete e che vede vittime i più giovani. Cresce infatti il numero dei suicidi tra gli adolescenti dove in Italia  risulta essere la seconda causa di morte tra i ragazzi dai 15 ai 25 anni, subito dopo gli incidenti stradali. Si parla di 1000-1500 tentativi di suicidio all’anno, ma il dato è probabilmente sottostimato in quanto molti casi vengono “occultati” dalle famiglie che parlano di incidente domestico. La fase di età critica tra gli adolescenti è tra i 16 e i 18 anni e il 60% riguarda soggetti di sesso femminile. Non bisogna sottovalutare alcuni segnali che, involontariamente, i ragazzi più vulnerabili e più fragili lanciano: frasi scritte nei diari, messaggi sui social network o su whatsapp a segnalare una situazione di malessere che non va inascoltata. A volte bastano piccole mortificazioni sulla scuola, tra gli amici o nell’ambito sportivo a rappresentare insormontabili difficoltà che i genitori non devono drammatizzare, ma neppure banalizzare.  “Da anni chiediamo un patto educativo tra genitori, scuola e web. – esordisce il Professor Luca Bernardo Direttore della Casa Pediatrica Fatebenefratelli-Sacco di Milano e responsabile di CoNaCy (Coordinamento Nazionale Cyber bullismo presso il Miur)-  Oggi non è più rinviabile. I colossi del web non fanno nulla per evitare di indicizzare migliaia di contenuti dove spopola l’illegalità. I minori, soprattutto, non sono minimamente tutelati”. – prosegue nel suo commento raccolto in occasione della cerimonia di premiazione per il suo impegno contro il bullismo e cyberbullismo, in cui  è stato insignito del titolo di Commendatore della Repubblica (foto). “La battaglia dei like condiziona l’intimità dei nostri ragazzi – ha aggiunto – . C’è una costante esibizione di sé con effetti negativi sia in caso di successo, con perdita della propria identità, sia in caso di fallimento, emarginazione, isolamento”. I colossi del web “fanno Ponzio Pilato – ha concluso il professore che per il suo impegno contro il bullismo e cyberbullismo è stato insignito del titolo di Commendatore della Repubblica -. Intanto le sfide mortali sono in aumento”.

FEDERICA BOSCO

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