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Sicurezza e Giustizia, il Sap si appella al Governo

Tamaro " Servono garanzie funzionali e leggi adeguate per una giustizia più giusta"

 

“La notizia dell’arresto di sei cittadini pakistani e di un afghano avvenuta nei giorni scorsi per spaccio di stupefacenti, soprattutto a danno di minori e comunque giovanissimi assuntori triestini, ripropone ancora una volta la questione della credibilità del sistema “sicurezza e giustizia” in Italia” solleva la questione Lorenzo Tamaro, segretario provinciale del Sap Trieste. “Nel caso specifico gli stranieri, migliorati nelle condotte criminali grazie all’esperienza maturata in fatti analoghi, – spiega – vendevano stupefacenti a minori e non, nella zone tra la stazione e la via Udine di Trieste. Per poter assicurare alla giustizia questi malfattori, un gruppo di investigatori della Squadra Mobile della Polizia di Stato, forgiati dall’esperienza di decenni di indagini, hanno lavorato per alcuni mesi, anche nelle ore notturne e spesso con doppi e tripli turni, con gli evidenti ottimi risultati. Indagini di polizia queste che richiedono una costante attività sul campo ma anche grande conoscenza della tecnologia e dei sistemi informatici moderni”.  A seguito dell’operazione è arrivato anche il plauso all’operato degli agenti dal parte del Governatore del Friuli Venezia Giulia. Massimiliano Fedriga che ha voluto ringraziare la Procura di Trieste e le Forze dell’Ordine per l’operazione. Al plauso delle istituzioni  si è unito anche il SAP “speriamo che anche i vertici della Polizia sappiano dare un giusto riconoscimento per il lavoro svolto. – commenta ancora Tamaro –  ci appelliamo proprio a questo Governo, che si dimostra sensibile sul tema della sicurezza, affinché avvenga un cambiamento sulla certezza della pena, perché in futuro non accada più quello che sta accadendo ancora una volta anche in questo frangente: la quasi immediata liberazione di chi ha commesso questi reati.  Non abbiamo alcun dubbio che dei sette, sei cittadini di origine pachistana e un cittadino proveniente dall’Afghanistan già gravati da precedenti specifici e  titolari di permesso di soggiorno poiché richiedenti asilo, quasi tutti siano già liberi di poter riprendere le “loro attività”. Il lavoro di tutte le forze dell’ordine non può continuamente essere vanificato da leggi ormai palesemente anacronistiche ed inadatte e da “agevolazioni” valide solo per chi i reati li commette. Oggi invece servono segnali diversi, – lancia un appello il segretario provinciale – innanzitutto garanzie funzionali agli operatori di polizia per poter agire in sicurezza e poi leggi veramente efficaci, come strumento della Magistratura affinché l’azione penale non risulti del tutto vana. Inoltre riteniamo che si debba intervenire in modo normativo, per riconsiderare la posizione di regolarità sul territorio nazionale di soggetti stranieri che si macchiano di reati come questi, che reputiamo molto gravi proprio perché vanno a colpire una fascia d’età molto giovane”.

FEDERICA BOSCO

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