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Migranti: nuova Rotta Balcanica preme su Trieste. L’impegno di Fare Ambiente per il territorio

Il coordinatore Cecco "in aumento l'arrivo di pakistani e siriani, organizzati e con un obiettivo: raggiungere le grandi città"

Sono 1144 i clandestini irregolari rintracciati e fermati dalla polizia di frontiera tra le province di Trieste e di Gorizia. Mentre da inizio anno sono 6000 i migranti che sono entrati in Croazia provenienti dalla Bosnia e che oggi premono sul confine di Trieste. Insomma la rotta Balcanica che sembrava essere stata abbandonata,  torna di attualità in maniera importante, come testimoniano i dati resi noti dal ministero dell’Interno. In particolare negli ultimi tre mesi sono stati fermati oltre 1000 irregolari, 24 sono stati i respingimenti al confine, decine gli arresti e 125 i chilogrammi di hashish e marijuana sequestrati. A testimoniare il passaggio di clandestini anche le immagini divulgate dalle associazioni ambientaliste tra cui Fare Ambiente,  che si occupa della cura del territorio e che, nei giorni scorsi, ha provveduto a fare pulizia in uno dei tanti passaggi attraverso il confine italo sloveno nei pressi di Trieste. Per il coordinatore regionale di Fare Ambiente, Giorgio Cecco “la situazione è nettamente peggiorata negli ultimi dodici mesi – spiega – sono giovani, in prevalenza uomini, che attraversano il confine e puntano ad arrivare nelle grandi città, in particolare Milano. Strada facendo abbandonano abiti e documenti. Sono perlopiù pachistani e siriani. Qualche volta ci sono anche le donne, di bambini per la verità non ne abbiamo visti ancora, anche se tra i documenti recuperati ce ne sono alcuni di minori. Di sicuro sono organizzati, conoscono bene il percorso da fare e dove andare. Hanno schede telefoniche e soldi, infatti prendono addirittura i taxi per raggiungere il centro città. Per il cambio degli abiti si fermano spesso nei giardini privati di villette di periferia, scatenando la paura e la rabbia dei residenti che temono furti e aggressioni. Abbiamo consegnato i documenti recuperati lungo la strada alla polizia che da un controllo sommario ha potuto escludere rischi di attentati  o di atti terroristici,  eppure la gente ha paura. Paura di incontrarli in giardino come è capitato più volte, in cerca di zone appartate. La situazione non è certo tranquilla, ci vorrebbero più agenti delle forze dell’ordine e maggiore organizzazione”. Un quadro a dir poco allarmante come ribadisce il Sap. “Alcuni anni fa, uno scellerato ed infelice piano di razionalizzazione voluto dal dipartimento di polizia di Stato, paventò la chiusura del settore polizia di frontiera di Trieste e delle sottosezioni di Fernetti, Rabuiese e Villa Opicina – aggiunge il segretario provinciale Lorenzo Tamaro – il progetto venne però accantonato sotto la pressione sindacale, anche se periodicamente l’ipotesi di chiusura torna alla ribalta. Eppure oggi la realtà è tutt’altra, i numeri raccontano di una rotta Balcanica viva, di una porta d’accesso verso il vecchio continente più che mai attuale con la necessità di essere monitorata e vigilata con personale aggiunto, con dotazioni adeguate, con personale formato e nuclei operativi all’altezza. E così si è pensato di far credere all’opinione pubblica e alla gente comune che era stato messo in atto un controllo straordinario con l’impiego di personale proveniente da Reparti Mobili e da Nuclei Prevenzione Crimine per arginare il fenomeno migratorio e portare supporto al personale stanziale. Una soluzione condivisibile – prosegue Tamaro – peccato che l’iniziativa abbia avuto una durata limitata nel tempo, come se si fosse trattato di un evento straordinario o una calamità naturale. Nulla di più lontano dalla realtà tanto è vero che mentre la stampa decantava l’iniziativa, la polizia di frontiera si è trovata a gestire l’ennesima invasione in totale solitudine. Un paradosso che deve essere risolto per il bene del territorio”.

Federica Bosco

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