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Insulti a poliziotti svizzeri, per due frontalieri italiani scatta il licenziamento.

Sui social network parole offensive verso gli agenti

Licenziati per aver usato violenza verbale contro la Polizia in Canton Ticino, per due frontalieri l’uso improprio dei social network è costato caro. Due casi in pochissimo tempo che stanno facendo discutere. Lo scorso 1 dicembre una giovane impiegata in una ditta Svizzera con sede nel Canton Ticino  è stata licenziata a causa di un video pubblicato sui social in cui si sfogava contro gli svizzeri e la Polizia per una multa ricevuta. Immediate le conseguenze del datore di lavoro. “Nella nostra ditta – ha spiegato il portavoce dell’azienda al portale “Sportello dei Diritti” – l’integrità e il senso di responsabilità giocano un ruolo importante. Così come il buon comportamento. Non potevamo non intervenire. Lavoriamo con clienti nel settore finanziario. Questo comportamento era inaccettabile anche ai loro occhi. Non c’erano più i presupposti per proseguire la collaborazione. Vogliamo anche chiarire – conclude il portavoce – che le opinioni espresse nel video non sono in alcun modo in linea con quelle della nostra azienda, aperta al dialogo e fondata sul rispetto  di clienti, colleghi e per le altre persone presenti sul territorio”. Stesso destino per un italiano che ieri ha rivolto insulti e pesanti minacce su Facebook  ai poliziotti svizzeri apostrofandoli come sbirri bastardi. Immediato l’intervento della Rapelli che ha definito  “Gesto vergognoso e intollerabile” quello del proprio dipendente per cui ha subito predisposto la lettera di licenziamento. Per l’azienda alimentare di Stabio simili comportamenti sono incompatibili con la cultura aziendale e con i valori su cui essa si fonda. Non solo, l’azienda ha offerto la massima disponibilità e collaborazione alle forze di polizia per chiarire i termini della vicenda con il diretto interessato. La Rapelli in un comunicato ufficiale ha dichiarato il proprio rammarico per l’accaduto anche perché ad essere coinvolto è stato un collaboratore fino a quel momento irreprensibile per comportamenti e qualità del lavoro. Ma considera il licenziamento un provvedimento inevitabile vista la gravità dei fatti da cui si è ovviamente dissociata.

FEDERICA BOSCO 

 

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