Primo Piano

È TEMPO DI PROPOSTE SERIE

Socrate poneva come obiettivo della ricerca filosofica la conoscenza anzitutto di sé stessi, e quindi del mondo. La famiglia dovrebbe favorire questa conoscenza. Ma è in crisi profonda. Dunque si guarda alla scuola: ma quanto, in questo contesto, è importante lo studente? Egli non può neppure scegliere la buona scuola pubblica, paritaria o statale, che pure la Legge gli presenta. Addirittura, si afferma ciò che è in contraddizione con la legge stessa. Si tratta di un’affermazione grave, priva di qualsivoglia conoscenza etica, storico-sociale, economico-giuridica: «Se vogliono le scuole private, se le paghino. Per gli altri c’è la scuola di Stato». Come dire: “Se vuoi essere operato di appendicite al San Raffaele, pagatelo. Altrimenti vai nel primo ospedale statale che trovi”. Peccato che il San Raffaele sia pubblico e accessibile a tutti. Esattamente come le scuole paritarie: per legge (L.62/2000) pubbliche, ma non accessibili a tutti. Solo a chi se le può permettere. Il presupposto economico errato e fuorviante – basato sull’ignoranza dei più – è che, per il cittadino che ha pagato le tasse e che volente o nolente la sceglie, la scuola statale non costi niente. In realtà, essa costa 8000 € all’anno, più la risma di carta che ogni studente deve portare, più l’acqua, i pennarelli… la carta igienica, se siamo all’Infanzia o alla Primaria! Invece, il cittadino che pure ha pagato le tasse ma vuole scegliere la scuola pubblica paritaria (quella che dallo Stato non è gestita, ma controllata ai sensi di legge, e che svolge un servizio pubblico (come il San Raffaele) paga la seconda volta con la retta (che si aggira tra i 3000 e i 5000 €). Di certo il diritto alla libertà di scelta dei genitori entro un pluralismo educativo, seppur sancito fin dal 1948 dalla Costituzione italiana e dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo, ad oggi non è ancora stato garantito. Finché il genitore cittadino italiano non potrà scegliere, gli atti di bullismo (seguiti dai maldestri tentativi di psicanalisi dei soggetti coinvolti che tengono banco in tutti i talk show) aumenteranno in modo esponenziale. La mancata scelta della famiglia, già in sofferenza lei stessa, ha come conseguenza la delegittimazione del ruolo dei docenti, che sembrano dover essere…”tutelati” dalle angherie dei ragazzi (quasi fossimo in una scena da Far West!), attraverso l’affermazione del loro ruolo di pubblici ufficiali. Non si dimentichi soprattutto che, per anni, la scuola è stata considerata un ammortizzatore sociale, con l’accantonamento di ogni forma di valutazione e meritocrazia (invocate, spesso, proprio dai docenti).
Inoltre i 980.000 studenti italiani che frequentano la scuola paritaria, grazie alla doppia contribuzione dei propri genitori, fanno risparmiare circa 6 miliardi di euro annui allo Stato italiano. Davvero dei buoni finanziatori! Sarebbe interessante che quei tali che invocano il taglio dei contributi alle paritarie (contributi che – ricordiamo – ammontano a 500 € annui per allievo) spiegassero dove lo Stato italiano potrebbe diversamente trovare i 6 miliardi di euro annui che oggi risparmia.
La pista dell’Economia – se non si vuole percorrere quella del Diritto – è forse la più convincente. Friedman (nessun dubbio sulla laicità delle sue posizioni) docet.
Sempre restando sull’oggettività dei numeri, come ha dimostrato il giovane Parag Pathak – insignito negli Stati Uniti della medaglia di miglior economista sotto i 40 anni per gli studi econometrici che ha condotto sull’argomento della libertà di scelta scolastica – le charter school, scuole che ricevono fondi pubblici ma hanno libertà di gestirsi come meglio credono, coinvolgendo imprese e finanziatori privati e potendo non applicare il contratto collettivo di lavoro per i docenti, hanno effetti migliori per gli studenti rispetto alle tradizionali scuole pubbliche.
Un rapporto molto dettagliato pubblicato nel 2017 dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo dei Paesi a più alto reddito del mondo, giunge alle stesse conclusioni. Nel suo libro School choice and school vouchers: an Oecd perspective, Pathak sostiene che, se l’autorità pubblica mantiene un ruolo strategico e di supervisione intelligente (cioè non burocratico), le politiche che incoraggiano la libertà di scelta delle famiglie possono aiutare i «sistemi scolastici a fornire l’educazione adatta a una popolazione studentesca diversificata, limitando il pericolo di segregazione sociale».
Inoltre, laddove gli istituti privati sono finanziati in larga parte dal governo (come in Olanda, Finlandia, Svezia e Germania), le differenze socio-economiche tra chi frequenta una scuola pubblica ed una privata si attutiscono, evitando così parimenti l’effetto segregazione. Il sistema dei voucher che Milton Friedman propose nel lontano 1962, lungi dall’essere una «privatizzazione» dell’istruzione, mirava esattamente a concedere a tutte le famiglie, soprattutto le più svantaggiate, la possibilità di scegliersi una scuola, statale o indipendente, solo per i suoi meriti, non per i costi. E tale potere delle famiglie avrebbe stimolato una sana concorrenza tra istituti per migliorare la qualità del servizio. Infatti gli studi citati nel rapporto Ocse mostrano costantemente che le scuole più innovative si trovano nelle nazioni in cui hanno più autonomia e riescono a cooperare tra loro. Un sistema dove gli Istituti privati possono ridursi ad esamifici a pagamento, d’altra parte, porta ad esiti insoddisfacenti, come sembra dimostrare il caso italiano, per lo 0,5% che riguarda questa tipologia di “scuole”.
La recente analisi Ocse del 2017 riconferma quanto si è già ampiamente dimostrato nel saggio Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento (ed. Giappichelli 2015), e cioè che:
– i finanziamenti pubblici per le istituzioni private sono meno del 40%  rispetto ai Paesi UE e lo Stato italiano, insieme alla Grecia, è l’unico Paese a ignorare due fra i diritti fondanti che distinguono la democrazia dal regime: la libertà di scelta educativa e la libertà di insegnamento; inoltre gli interventi gravano per lo più sui genitori;
– a fronte di una spesa sostanzialmente minore per studente, in Italia si registra un “sottoutilizzo” delle scuole paritarie, che assorbono una quota di studenti minore rispetto gli altri Paesi, rivelando di fatto la mancanza del pluralismo educativo;
– visti i negativi risultati di performance comparata presentati, questa minore spesa non sembra un indicatore di maggiore efficienza, ma di minore efficacia;
– a dispetto di ogni attacco ideologico, il sistema scolastico paritario ha retto lungo gli anni presentando una considerevole crescita nel numero delle scuole, in controtendenza alla riduzione delle scuole statali, per poi presentare una inversione nel 2012/2013, anno in cui la crisi ha avuto il sopravvento;
– il numero degli alunni portatori di handicap e stranieri che scelgono le scuole paritarie è in costante crescita, nonostante non siano previsti dei contributi pubblici al pari di quelli erogati alla scuola pubblica statale.
Risulta chiaro che il reale punto limite che ha impedito all’Italia di garantire i diritti riconosciuti è il “vincolo economico”. Per superarlo, e per rendere il sistema scolastico italiano effettivamente “integrato”, l’unico passaggio possibile è l’individuazione del “costo standard per studente”, che costituisce la strada maestra per garantire una scuola senza discriminazioni, evitando inutili contrapposizioni tra buone scuole pubbliche statali e buone scuole pubbliche paritarie. Il concetto, assimilabile al costo standard in Sanità (pago le tasse, ergo mi curo dove voglio, in ente ospedaliero statale o privato convenzionato che sia) sta dunque facendo breccia, perché riesce a intercettare i diritti traditi della Costituzione: la Magna Charta della nostra Repubblica celebra quest’anno i 70 anni di vita e non è stata ancora pienamente realizzata!
Senza alcuna ombra di dubbio il costo standard di sostenibilità per allievo garantirebbe tutti i diritti sanciti dall’art. 3: il diritto degli studenti di apprendere senza alcuna discriminazione economica; la responsabilità educativa della famiglia, che può essere esercitata solo in un’effettiva libertà di scelta; la libertà d’insegnamento dei docenti, a parità di titolo, in una scuola pubblica statale e in una pubblica paritaria. La proposta prevede un sistema a doppio binario, statale e privato accreditato, pareggiati per l’offerta curricolare obbligatoria, sostenuto dal costo standard (con la definizione, da parte del Ministero, dei livelli essenziali di educazione e formazione come si è fatto in ambito sanitario con i LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza) e, in aggiunta, da una franchigia reddituale per legittimare donazioni e corrispettivi ulteriori, così da incentivare innovazione, investimenti ed eccellenze.
Chi intende ancora portare avanti visioni ideologiche e letture di parte dovrà rispondere – di fronte agli studenti, ai genitori, ai docenti e alla società tutta – di aver tradito il diritto di apprendere e confermato l’Italia come la più grave eccezione in Europa, al 47° posto al mondo in termini di libertà di scelta educativa. La conseguenza è la perdita di un patrimonio culturale enorme. Chi rifugge dall’evidenza scientifica, asserendo che la scuola statale può ben assorbire tutti gli studenti e i docenti italiani, non solo ci consegna a una scuola unica e di regime, ma afferma il falso, ignorando il grave problema delle classi sovraffollate. Gli studenti della scuola statale di Vulcano hanno scioperato per ben 17 giorni, prima di Natale, invocando il diritto allo studio in una classe decente e non in una pluriclasse stipata. È questo che si desidera?
Siamo dunque in un momento chiave, nel quale è davvero possibile voltar pagina. Così afferma chi è al tavolo del costituendo nuovo governo. Dunque, è venuto il tempo di avanzare proposte serie, risparmiando alla collettività le sterili e deprimenti trasmissioni che sollevano le piazze e ci consegnano al populismo. È ampiamente dimostrato che soltanto il costo standard di sostenibilità potrà garantire i diritti di: genitori, alunni e insegnanti, superando ogni discriminazione e favorendo un sistema scolastico di qualità e la sopravvivenza del welfare.

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