FRANCE - DECEMBER 16: Nato Conference At Palais De Chaillot On December 16, 1957. (Photo by Keystone-France/Gamma-Keystone via Getty Images)
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ALLEATI: VASSALLI E CODARDI

L’attacco americano in Siria, con la smaniosa partecipazione di Francia e Gran Bretagna, ha scatenato le reazioni più disparate e paradossali in tutta Europa: quelli che fino a ieri venivano dipinti come pericolosi populisti (se non proprio fascisti) hanno fatto appello al buonsenso e al Diritto internazionale, stigmatizzando questa “impresa” degna di uno pistolero del Far-West; mentre, viceversa, le forze più “democratiche” e progressiste si sono spellate le mani a furia di applaudire i bombardamenti “intelligenti”.
Doppio cortocircuito: i primi, sicuramente più vicini a Trump al momento della sua elezione, hanno condannato fermamente l’avventurismo del presidente americano; i secondi, disgustati perfino dalla sua stessa presenza, ora gli sono grati perché finalmente ha mandato un avvertimento al “macellaio Assad che gasa il suo stesso popolo e ne sorride”. Eppure non tanto tempo fa ricordiamo che proprio l’anti-imperialismo, il rifiuto della guerra e l’uscita dalla Nato erano tra i cavalli di battaglia più sentiti della Sinistra; mentre proprio l’appartenenza all’alleanza atlantica era imprescindibile per tutto il centro-destra.
Altri tempi; quando ancora la dicotomia tra i due lati del parlamento si fondava su opposte ideologie ormai desuete. Così, all’indomani dell’escalation militare in Medio Oriente, si registrano le più schizofreniche reazioni: dal “nuovo” Salvini moderato alla “vecchia” Bonino guerrafondaia; dall’equilibrismo berlusconiano – che improvvisamente si candida a mediatore tra Russia e Stati Uniti – alla solita “non posizione” del Movimento Cinque Stelle e poi arriva il PD che, per bocca del nuovo reggente pro-tempore Martina, coglie subito l’occasione per attaccare i suoi esiziali avversari (Lega e 5S) invitandoli a “dire apertamente se vogliano cambiare alleati”.
E alleati è la parola esatta e soft per affermare implicitamente il suo sostegno all’operazione lampo e per cercare di spaventare l’elettorato sulle possibili scelte (a suo avviso) scellerate che compirebbero i due partiti se andassero al governo. Ma alleati è anche una parola con un preciso significato fin dai tempi dell’antica Roma che, razionalmente, divideva già i primi territori conquistati in municipi (da munus capere) sottomessi a un fio; colonie fondate da cittadini romani; cives optimo iure ossia città che per speciali motivi vantavano la parità dei Diritti con la capitale e proprio alleati, ovvero città che mantenevano la propria sovranità pur essendo federate con Roma.
Nessun grande partito oggi pensa seriamente di uscire dall’esclusivo club della Nato, eppure essere alleati non significa dover appoggiare per forza ogni guerra scatenata da Oltreoceano; per di più quando l’alleanza era stata creata con uno scopo puramente difensivo, in vista di un possibile attacco sovietico all’Europa. Certo i tempi sono cambiati e la Nato ancora di più: si è espansa verso est diventando il vero e proprio preludio all’inserimento nell’Unione Europea e poi ha agito spesso aggressivamente. Così sotto le sue insegne siamo andati a bombardare la Serbia e a invadere l’Afghanistan, abbiamo demolito la Libia e siamo andati in Iraq a garantire la “pacificazione”; eppure è lecito chiedersi cosa ci abbiamo guadagnato in cambio?
L’alleanza è infondo un patto vantaggioso per entrambi, dove il più forte garantisce qualcosa e il più debole l’accetta in cambio d’altro e l’Italia, con le sue svariate basi americane, si è sempre dimostrata ben fedele. Abbiamo concesso gli aeroporti per i raid passati, abbiamo avuto i nostri morti a Nassirja e a Kabul, forniamo copiosi contingenti di “interposizione” in Kosovo e Libano, mandiamo più soldati in Afghanistan per sopperire al disimpegno americano, approviamo senza fiatare masochistiche sanzioni contro la Russia e “compriamo americano” per fornire il nostro esercito di costosissimi aerei. Eppure, ogni qualvolta che avremmo bisogno di una mano, ci rendiamo conto di essere soli. Non una telefonata per smontare il caso dei Marò in missione antipirateria; ancor più soli contro le navi turche – altri nostri alleati! – che hanno respinto con la forza l’Eni dalle acque di Cipro mentre la nostra marina è impiegata come taxi per i migranti.
E allora è forse venuto il momento di chiedersi se siamo veramente alleati oppure vassalli o semplicemente coglioni.

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