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Agricoltura – Ue: chiusa indagine salvaguardia riso italiano. Centinaio “Risultato storico”

Attesa per la votazione finale del comitato di gestione che dovrebbe ripristinare i dazi per tre anni

“Si tratta di un risultato storico” Il Ministro delle politiche agricole, Gianmarco Centinaio, ha accolto con entusiasmo la notizia della chiusura dell’indagine denominata salvaguardia riso avviata dalla commissione europea nei mesi scorsi. L’iter avviato lo scorso mese di marzo prendeva in esame il danno causato alla risicoltura italiana dall’importazione di riso dal sud est asiatico a  dazio zero che, nell’ultimo anno, ha dimezzato le quotazioni riconosciute agli agricoltori italiani portandole su livelli insostenibili. In particolare sono state prese in esame le  importazioni di riso originario dalla Cambogia e dalla Birmania da dove, nell’ultimo anno, ne sono arrivati 22,5 milioni di chili in Italia. “La Commissione Ue ha chiuso l’indagine riconoscendo il danno alla risicoltura italiana e con la proposta di ripristinare per tre anni i dazi. – riprende Centinaio che aggiunge – ora deve passare in comitato di gestione per la votazione finale”.

Grande soddisfazione anche da Coldiretti che negli ultimi dodici mesi aveva monitorato la contrazione del mercato italiano registrando per le principali varietà di riso un – 58% per l’Arborio, – 57% per il Carnaroli, -41% per il Roma e – 37% per il Vialone Nano. Una situazione definita insostenibile per l’intera risicoltura italiana, con particolare criticità per il Piemonte che vanta i maggiori numeri a livello produttivo avendo 117 mila ettari, 8 milioni di quintali di produzione e circa 1000 aziende.

“Avere una concreta tracciabilità del riso è una garanzia per tutta la filiera – sottolinea Coldiretti – ed una salvaguardia per il Made in Italy. Non è accettabile, infatti, che l’Unione Europea continui a favorire le importazioni, lo sfruttamento e la violazione dei diritti umani nell’indifferenza generale e che il termine Made in Italy venga impropriamente usato anche per produzioni straniere solamente lavorate in Italia e poi magari rivendute all’estero, andando a gonfiare in modo non veritiero le esportazioni del Made in Italy”.

FEDERICA BOSCO

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