Il Corsivo

Il nostro barbarico “Yawp”

Un giorno abbiamo aperto gli occhi, siamo scesi dal letto… era tutto qua: l’economia in affanno, la politica in perenne crisi etica, le relazioni umane impoverite dalla bulimia da social, l’inquinamento globale in procinto di condurre il pianeta verso il baratro ambientale.
E di fronte a questo apparente disastro umano e sociale, ci siamo chiusi a riccio. Abbiamo cominciato a riversare il nostro scontento sui social, a firmare petizioni online, diventando tigri sulla tastiera e pecore nella vita reale.
Proviamo a dircelo in faccia, per una volta: spenti gli schermi dello smartphone o del computer, il gesto più eversivo che ci concediamo è la minestra riscaldata di un lamento continuo e petulante sul declino, vero o presunto, del nostro Belpaese e sulla pochezza della politica, il tutto consumato con amici e conoscenti davanti ad un cocktail ordinato nel solito bar.
In questo sonno perenne dei sensi, che addormenta i crampi della personale quota di responsabilità, siamo terrorizzati dal poterci ad un certo punto svegliare, per paura di rimanere accecati dal bagliore banale di aver abdicato al nostro ruolo nella società.
In questo sonno perenne del buonsenso, alcuni sperano almeno di potersi sfogare in un incubo, gridando ad occhi chiusi la loro frustrazione verso se stessi e la società.
Un giorno, però, abbiamo aperto gli occhi, siamo scesi dal letto e non era più tutto qua: abbiamo spento gli schermi, bevuto un caffè, indossato la nostra bombetta nera e siamo scesi in strada, (ir)ragionevoli e incazzati, a strillare il buonsenso del nostro barbarico “YAWP”.
Dicono che lo zio Whitman abbia sorriso.

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