Il Corsivo

ANTI-POLITICA ROLLATA

“Non me ne frega un cazzo della politica. Fa schifo”. Non riuscivo a smettere di fissarlo. Da come mi osservavano gli amici accanto a me, capivo che il mio sguardo doveva trasudare un misto di stupore e disprezzo, quest’ultimo credo molto mal celato.

Quel ragazzino con una canna rollata, pure male, stretta tra indice e medio aveva pronunciato quelle parole con una convinzione tale da farmelo apparire chiaramente un minorato, anche dietro alla nuvola di fumo che ne avvolgeva a tratti i lineamenti. Seduto a cavalcioni sulla panchina del parco di Piazza Vetra, sputava sentenze in faccia al suo pubblico di quattro amici indolenti.

Alla sua età io di politica ne avevo già masticata tanta, esaltato dallo tsunami di Mani Pulite e inferocito contro i politici anni ’80 per il saccheggio ventennale alle casse vuote di un Paese fondato sul debito pubblico e il voto di scambio. Mi ci vollero vent’anni per capire la differenza tra lotta e governo, vent’anni di ideali, incazzature, feroci litigate in nottate dedicate a discutere sul futuro da regalare al Belpaese.  Una digestione durata due decenni, lenta, in piena sintonia con il moto inerziale di un’Italia che sembrava però finalmente in procinto di cambiare.

Una risata, un’altra nuvola di fumo. E rieccomi qui, vent’anni dopo, a disprezzare una gioventù cresciuta al ritmo dei fast food, già stufa, appena dopo il primo vagito, di occuparsi di quello che succede oltre la punta del proprio naso, pochi centimetri oltre i quattro amici a far da pubblico intorno alla panchina.

“Sei diventato il classico vecchio che critica i giovani”. Con una frase Grazia mi risveglia dai miei pensieri. “È anche colpa nostra se questi ragazzi sono schifati dalla politica”, incalza guardandomi.

Forse ha ragione. Ma forse è troppo facile così. Questi ragazzini mi ricordano le coppie che si dicono “Faremo un figlio quando sarà il momento giusto”. Non è mai il momento giusto, ma è sempre il momento.

“Tira giù il culo dalla mia panchina, nichilista da strapazzo, che la politica o la fai o la subisci. In ogni caso, impara a rollare!”.

Mi ero avvicino sol per dirgli questo. Ma scompare dietro ad un’altra nuvola di fumo e di parole. Ci parlerò un giorno. Al momento giusto.

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