Editoriale

Sant’Ambrogio contro le Olimpiadi

Stiamo assistendo a discussioni politiche che riguardano gli appuntamenti futuri delle Olimpiadi. I nostri politici non possono evitare di trascurare un fenomeno che ha notevoli risvolti commerciali. Anche la nostra vita privata è satura di sport e soprattutto di tifoseria. Sappiamo quanto sia importante lo sport per la nostra vita. Fa bene alla salute di chi lo pratica per diletto, ma talvolta fa molto bene anche all’economia di qualche sportivo professionista.
Lo sport è ormai un’industria globalizzata, ma anche un valido contributo per il PIL di molti paesi. Pure nei paesi in via di sviluppo è rilevante l’impatto economico delle attività sportive. Nel quotidiano collettivo in cui viviamo, una notevole importanza è rincontrabile nel fenomeno di “basking in reflected glory”, brillare di luce riflessa, che riveste un serio valore nella costruzione dell’identità sociale di milioni di persone. L’identità per riconoscersi ed essere riconosciuti. Un esempio banale di quanto lo sport influenzi l’identità degli individui è nell’uso di oggettistica e realtà iconografiche dei tifosi o fans di atleti-personaggi. Gli eventi sportivi possono inoltre costituire una significativa benefica utilità, in relazione alle interazioni sociali tra le persone che frequentano i luoghi preposti. Ma su quest’ultima considerazione non possiamo esentarci da una riflessione che ci porta a ricordare anche i rischi in cui si incorre durante l’evento sportivo. Per esempio non dobbiamo dimenticare le tragedie dello Stadio di Heysel nel 1985 e di Hillsborough nel 1989, dove molti sono deceduti a causa di aggressione di tifosi ma anche per motivi inerenti a incapacità o incompetenze nella gestione dei grandi eventi. E questa gestione riguarda varie responsabilità anche istituzionali. Questo ci fa intendere quanto sia tutto collegato in questo nostro sistema di società complessa, dove l’intelligenza e la serietà dovrebbero prevalere.
Lo sport è un fenomeno sociale che mette in moto fortissime emozioni, creando un potente spazio relazionale davvero complesso. Ormai è evidente anche l’obbligo e l’interesse del legislatore che deve istituire una normativa, sempre più dettagliata nell’ambito della branca del diritto sportivo internazionale, europeo e nazionale. L’assetto attuale dell’ordinamento sportivo riguarda molti fattori, partendo dalla normativa internazionale, in funzione delle celebrazioni delle Olimpiadi, la costituzione del Comitato Olimpico Internazionale, ma soprattutto per quell’importanza economico-sociale che le attività sportive hanno acquisito in tutto il mondo.
La storia fissa al 776 a.C. l’inizio delle manifestazioni che celebrano le Olimpiadi e dall’antichità a oggi ci sono stati spesso problemi collegati a fenomeni di corruzione, squalifiche, ammende e tutto quello che si rischia quando si entra nel contesto del professionismo e del prestigio fra Stati e potenti città. L’espansione dei giochi olimpionici contagiava tutti e gli antichi Romani diffusero il professionismo, con atleti a tempo pieno, ingaggi a peso d’oro, inquinando lo spirito Greco con il quale i giochi erano nati. Le competizioni divennero un puro spettacolo, dietro il quale vivevano interessi ambigui e anche il crimine. Nel divenire volgare, lo spirito della sportività fece indurre gli aderenti al Cristianesimo a tenersi lontani dallo sport. Allora Sant’Ambrogio, Vescovo di Milano, si rivolse all’imperatore Teodosio I che emanò un editto per l’abolizione dell’appuntamento olimpico. L’occasione della richiesta prese spunto da un’esagerata e sanguinosa rissa scoppiata nello stadio di Tessalonica, dove centinaia di spettatori furono trucidati. Lo sport è ricco di storia, quella storia maestra di vita dove gli allievi non imparano mai. Lo sport è fonte di benessere fisico, un benessere che vissuto con mente equilibrata produce benefìci allo spirito. Quello spirito di cui avremmo tutti molto bisogno, per distinguere il bene dal male, in ogni campo.

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Un commento
  • Matteo
    23 marzo 2018 at 10:05
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    Anche lo sport è da annoverarsi tra quegli allievi che apprendono poco o nulla dalla storia.Ma non per questo va bandito. Del resto anche in altre cose, come il cibo e il bere, si può indulgere oltre misura.Invece che bandire e/o proibire sarebbe meglio educare ad un uso corretto. L’apostolo Paolo valorizza l’attività fisica, ma nel contempo la relativizzare nel momento in cui previlegia e incoraggia l’esercizio dello spirito.Del resto egli non esita a richiamare il simbolismo del mondo dello sport quando paragona la vita cristiana ad una corsa da correre con sano agonismo e secondo precise regole sportive da non cambiarsi in corso d’opera.

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