Editoriale

Resistenza culturale e integrazione

È storicamente comprovato che “Lombardi” e “Longobardi” rappresentano due popoli differenti, perché già esisteva un gruppo etnico autoctono totalmente diverso dall’etnia germanico-scandinava dei Longobardi invasori. Così sosteneva nei suoi scritti anche il cronista medievale Codagnello nel suo Liber rerum gestarum, sottolineando che i lombardi non si sentivano affatto eredi dei Longobardi, nonostante leggende e fonti storiche dell’Historia longobardorum di Paolo Diacono. Che sia anacronistica o antistorica la posizione dello scrittore medievale Codagnello, occorre riflettere sul significato di questa posizione: una forte valenza ideologica. Quindi, la loro identità lombarda desiderava già differenziarsi, opponendosi ai Longobardi di stirpe germanica.
La valenza concettuale del vocabolo “Lombardia” non rappresenta più soltanto una estensione territoriale, ma la grande unità di azione politica dei cittadini padani che si contrapponevano all’imperatore, per mantenere l’autonomia politica ed economica. Un altro scrittore del Trecento, Azario, descrive la Lombardia “adorna di nobili città ed è la più serena tra le regioni per la sua popolazione e le sue attività produttive”. Tra corsi e ricorsi della storia, molte similitudini ritornano.
La valenza di appartenere ad una identità sociale è una forte necessità dello spirito umano più evoluto, quindi non è un fattore involutivo. L’identità sociale è infatti: “quella parte dell’immagine che un individuo ha di sé, derivante dalla consapevolezza di appartenere ad un gruppo sociale o gruppi o ampia comunità, unita al valore e al significato emotivo attribuito a tale appartenenza”. Nello studio sociologico, il gruppo sociale tende a persistere creando un “sistema sociale” e questo sistema è l’insieme degli individui che rimane coeso in funzione della reciproca interazione tra loro. Un mutamento in qualcuno di essi si riflette su tutti. Ma se ogni gruppo sociale è caratterizzato da una propria cultura, cosa accade se questo entra in contatto con un altro gruppo sociale di differente cultura? Precisiamo che per cultura intendiamo quell’insieme di: conoscenze, stile di vita, modo di pensare, filosofia, religione, arte, che costituiscono un patrimonio acquisito nel tempo, un patrimonio formato da realtà non accumulate in forma quantitativa, ma attraverso processi qualitativi, (per differenziare dal concetto di civiltà che invece rappresenta un patrimonio di scienza e tecnologia, nozioni e strumenti tecnici, accumulate in accrescimento quantitativo).
Sappiamo che l’incontro di due o più culture produce un processo di trasformazione che non si limita a semplice scambio di tratti culturali, ma causa profondi mutamenti che avvengono nel contesto delle culture protagoniste del contatto, interculturale. Questo effetto si chiama tecnicamente acculturazione e comprende i fenomeni che si generano quando gruppi di individui dotati di culture differenti entrano in contatto continuativo e diretto, con conseguente trasformazione nei modelli originali di cultura di ciascuno dei gruppi. Negli studi sociologici su questi argomenti troviamo effetti tra una “cultura datrice” e una “cultura ricevente”. In questo processo non si escludono condizioni conflittuali, per via delle tradizioni che devono essere tutelate affinché non nasca una criticità caotica nella cultura “ospitante”. Una cultura potrebbe accettare molti tratti culturali fornitele dall’altra con cui entra in contatto, ma in questo caso significa che esiste una grave debolezza culturale. All’opposto potrebbe verificarsi che una cultura rifiuti totalmente elementi nuovi provenienti dall’altra cultura, legandosi fortemente alle proprie tradizioni, in questo caso pone una resistenza culturale.
Queste tendenze difficilmente si realizzano integralmente, ma avviene quello che gli scienziati sociali chiamano sincretismo culturale. È un fenomeno per il quale le culture in contatto elaborano elementi nuovi, adattandoli alle tradizioni e producendone altri mai esistiti precedentemente, per soddisfare nuovi bisogni indotti dal complesso mutamento culturale. Le culture non sono certamente immutabili, soggette a trasformazioni e cambiamento culturale, che avviene in modo “sincronico” e “diacronico”. Nel sincronico è osservabile come consapevolezza che è in atto un fenomeno di avvicinamenti culturali quali sommatoria di azioni e reazioni, nel diacronico si assiste a cambiamenti che avvengono per effetto del succedersi di generazioni. Riflettiamo su questi processi di mutamenti, perché non presentino quelle condizioni suddette debolezze culturali.
Annullarsi culturalmente significherebbe anche perdere traumaticamente una identità che nel tempo è stata il prodotto di un percorso storico non privo di sofferenze umane; e che tutto non sia stato vano. Tutelare la propria “cultura” è un fattore civilissimo di rispetto di se stessi. Rispettiamo gli altri ma anche gli altri ci rispettino.

Categorie
Editoriale