Economia & Lavoro

Reddito di cittadinanza: a chi è destinato?

Bolognini (Lega) "E' un inizio, ma occorre accompagnare il reinseriemento nel mondo del lavoro" .
Il dibattito sul reddito di cittadinanza continua a tenere banco tra i temi del governo. Se da un lato il Movimento 5 stelle schiaccia sull’acceleratore per far Cattura bologninipartire il provvedimento, dall’altra molte sono le critiche che piovono dall’opposizione e dal centrodestra.

Il provvedimento, che dovrebbe partire tra marzo ed aprile 2019,  inizialmente  dovrebbe interessare circa 6,5 milioni di indigenti. Di questi chi ha reddito pari a zero dovrebbe percepire 780 euro mensili per intero, mentre per gli altri si tratterà di un’integrazione al reddito per raggiungere i 780 euro  stabiliti come soglia. La quota del reddito di cittadinanza cambierà perciò a seconda del numero di componenti del nucleo familiare. Ad esempio in una famiglia con i genitori disoccupati e figli a carico il sussidio salirà fino a 1.630 euro, mentre per una famiglia con due genitori e un solo figlio la quota sarà di 1.014 euro. Chi ha una casa di proprietà non avrà diritto all’intera quota, ma a questa verrà detratta una quota definita “affitto imputato”, che ammonterà a 380 euro.

Il punto di partenza è: dove trovare i fondi? Se tutti i  6,5 milioni di indigenti avessero tutti un reddito pari a zero, e dunque dovessero percepire per intero il trattamento per un ammontare annuo di 9.360 euro annui, di miliardi per la manovra ne servirebbero circa 60. Ipotizzando invece che per l’assegnazione del reddito di cittadinanza si faccia riferimento al nucleo famigliare su base Isee, come accade oggi il reddito di inclusione,  i numeri potrebbero essere leggermente differenti. In tal caso il quadro sarebbe il seguente; coloro che hanno un Isee pari a zero sono oggi 580 mila nuclei famigliari, a seguire  ci sono circa un milione tra zero e 3 mila euro e 650 mila tra i 3 mila e i 7.500 euro. Dunque se si volesse andare un poco oltre la platea del Reddito d’inclusione, si dovrebbero coprire almeno queste prime classi di reddito, per un totale di tre milioni di nuclei familiari. In questo caso però l’importo medio del sussidio, solo per il primo anno, sarebbe di 300-375 euro.

Il secondo nodo da sciogliere è la gestione delle pratiche che dovrebbe essere affidata ai centri per l’impiego. Questi uffici dovranno perciò gestire le richieste e a  monitorare la persistenza delle condizioni necessarie. Proprio questo aspetto rappresenta uno dei punti di maggiore criticità: come faranno i centri per l’impiego così come sono strutturati oggi a gestire un flusso di domande di tale portata? E ancora saranno in grado di accompagnare i disoccupati che avranno diritto al reddito di cittadinanza verso un re-inserimento nel mondo del lavoro? Quesiti importanti a cui politici ed imprenditori hanno cercato di dare una risposta nei recenti dibattiti che hanno animato la nuova edizione di IDN2018, due giorni che hanno visto protagonisti alla Fondazione Stelline politici ed imprenditori.

Per Stefano Bolognini assessore al welfare di Regione Lombardia “Non basta un solo intervento per dare una risposta concreta – spiega – occorre che oltre al sussidio venga restituita la dignità alle persone, quindi è necessario oltre al denaro un percorso di inserimento nel mondo del lavoro attraverso i centri per l’impiego”.
FEDERICA BOSCO

Quest’anno la nostra associazione è tra gli organizzatori di IDN 2018!La nostra Federica Bosco ha raccolto per L'IRragionevole le testimonianze degli Assessori della Regione Lombardia Stefano Bruno Galli, Stefano Bolognini e Massimo Sertori.

Pubblicato da tra il Dire e il Fare su Martedì 20 novembre 2018

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