Economia & Lavoro

Mese di maggio…

…ovvero quando l’economia reale incontra l’economia finanziaria

A cura del Centro Studi dell’Associazione Tra Il Dire e Il Fare

Il coronavirus ha portato alla più grave crisi economica degli ultimi decenni, probabilmente anche peggiore della crisi della Seconda Guerra Mondiale del secolo scorso. Durante quel conflitto l’industria bellica funzionava a pieno regime, generando oltretutto innovazione; nell’immediato dopoguerra, la massiccia ricostruzione aveva prodotto in pochi anni un forte incremento del PIL. Complice anche il fatto, probabilmente, che a quell’epoca le economie non erano così interconnesse e globalizzate come lo sono oggi. 

Proprio la globalizzazione dell’economia mondiale ha portato le aziende ad aumentare il livello di indebitamento per poter essere competitive; tale indebitamento, anche grazie i bassi tassi d’interesse, ha visto un sensibile incremento negli ultimi 10 anni.

Il blocco della produzione, prima parziale e poi quasi totale, ha innescato una crisi di fatturato e di liquidità che sarebbe potuta sfociare in un disastro di proporzioni difficilmente immaginabili, senza un tempestivo intervento di immissione di ingente liquidità da parte dei governanti e delle banche centrali.

Si potrebbe aprire un lungo dibattito su quanto prontamente e massicciamente si sia intervenuto in America e quanto lentamente stia avvenendo in Europa. Ma si sa, chi abita in una villa decide per sé, mentre chi abita in un condominio di 28 appartamenti deve convocare  un’assemblea condominiale. E tutti noi sappiamo – probabilmente per esperienza diretta – quanto sia terribile questa esperienza!

L’intervento delle banche centrali e dei governi è stato sicuramente un grosso argine al dilagare della crisi dal punto di vista finanziario, ma per ora non siamo ancora in grado di poter definire e quantificare il danno inflitto all’economia reale. Il blocco ad oltranza dell’industria e del commercio avrà un suo “reality check” nelle prossime settimane. 

Il mercato finanziario, dopo una discesa verticale all’inizio della pandemia, ha poi lasciato intravedere una reazione, in alcuni casi anche vigorosa, dai minimi. Se è vero che l’economia finanziaria anticipa di 1 o 2 trimestri l’economia reale, siamo in grado di dire “scampato pericolo”? No, non crediamo che sia ancora ora di cantar vittoria.

I numeri e le statistiche relativi alle aziende resi noti in questi giorni sono già di per sé sufficientemente negativi e fanno riferimento al primo trimestre del 2020. Il vero e più drammatico impatto di questa calamità avrà luogo sicuramente nel secondo trimestre, che ha visto un blocco totale della produzione e vedrà una ripartenza la cui velocità è al momento totalmente ignota.

E’ quindi fondamentale che mai come in questo momento venga fornito il giusto sostegno economico, indispensabile per proteggere la pace sociale e assicurare la tenuta dei governi. Bisogna mettere da parte incomprensioni e litigi: l’alternativa è imboccare una strada del “non ritorno”.

I mercati finanziari ci stanno suggerendo una via d’uscita.

Sta a noi far sì che la luce in fondo al tunnel non sia un altro treno!

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