Economia & Lavoro

LA RIPARTENZA DEL SETTORE AGRICOLO

A cura del Centro Studi dell’Associazione Tra Il Dire e Il Fare

L’associazione Tra il Dire e il Fare attraverso il suo canale TDF-TV ha organizzato il giorno 27 maggio un video-confronto tra Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia, e Gianmarco Senna, presidente della Commissione Attività Produttive di Regione Lombardia, per comprendere e recepire le istanze delle imprese del settore agricolo lombardo a fronte di COVID19 e stimolare un dialogo con le istituzioni regionali.

Per comprendere l’importanza di Confagricoltura nel panorama produttivo italiano, basti pensare che l’associazione raggruppa a livello nazionale 668.200 imprese rappresentanti i due terzi del totale delle imprese del comparto, con oltre 500 mila lavoratori.  Il comparto non si è mai fermato e, pur non essendo preparate le aziende ad affrontare l’emergenza, le attività non sono mai cessate. Boselli racconta che si è riscontrata qualche difficoltà a livello nazionale nelle regioni del Centro-Sud. Ma per il resto, il settore ha retto l’urto durante le prime settimane di chiusura. Le vere difficoltà stanno emergendo adesso, con la crisi dell’export e del settore HORECA, due mercati di sbocco fondamentali per le produzioni agricole di qualità.

La Lombardia – fatto poco noto ai più e che è bene ricordare – è la prima regione agricola d’Italia, e in questo ambito Confagricoltura Lombardia riveste un importante ruolo di rappresentanza, con circa 45.000 imprese attive associate e un dato occupazionale che, su un totale di 8.600.000, vede ben 2.300.000 giornate lavorate da operai agricoli di aziende associate a Confagricoltura Lombardia. Il territorio propone tante eccellenze e la produzione è a “macchia di leopardo”: dal Grana Padano ai prosciutti, dal latte ai vini. L’impatto di COVID19 sulla produzione non può ancora essere calcolato con precisione, continua Boselli, ma i primi dati disponibili rivelano che chi lavora prevalentemente coi supermercati ha sentito relativamente poco la recessione in atto, mentre chi lavora con l’HORECA è paralizzato da 2 mesi e non potrà sperare in una ripartenza veloce. Praticamente in ginocchio è il settore della floricoltura, insieme a quello dei prodotti DOP; in questi ultimi giorni si intravede qualche segnale di ripresa per gli agriturismi

Situazioni profondamente diverse, quindi, che sono distribuite in modo eterogeneo sul territorio.

Nel complesso, tuttavia, è necessario sfatare un luogo comune che ha preso piede sui media italiani. Il settore agroalimentare non sta traendo vantaggi dalla situazione in corso, a dispetto del suo “status speciale” di attività di importanza primaria per il Paese. Al contrario, COVID19 ha portato all’estremo problemi della filiera già esistenti. Le aziende agricole hanno visto un’importante riduzione dei loro margini di guadagno (- 30/40%) e la Grande Distribuzione Organizzata ha contestualmente aumentato i prezzi dei prodotti: il tutto a discapito di consumatori e agricoltori.

Gli “speculatori” della filiera lunga agricola hanno colpito ancora.

Se c’è un punto che è centrale per la ripartenza del settore agricolo, lombardo e nazionale, questo è l’export. Le esportazioni al momento sono azzerate e, sempre secondo Boselli, l’Italia rischia di perdere grosse fette di mercato per i numerosissimi prodotti DOP, che sono una parte importantissima del nostro Made in Italy – forse la più importante. Se non riusciremo a proporre con forza le nostre eccellenze, non è da escludere che i consumatori, quasi privi di disponibilità di spesa, si spostino verso acquisti discount a basso prezzo. Uno scenario, questo, difficilmente reversibile se le famiglie – di tutto il mondo e soprattutto italiane – non verranno messe in condizione di spendere e che potrebbe aumentare il danno economico che l’Italia già subisce a causa delle falsificazioni e delle imitazioni dei nostri prodotti.

L’immagine del nostro Made in Italy è quindi doppiamente sotto attacco, ammonisce Senna.

A chiudere il cerchio, il quadro globale del comparto è stato notevolmente aggravato da una serie di manchevolezze da parte dello Stato italiano. Si va dalla mancanza degli utilissimi voucher, al caos di competenze tra Stato e Regioni, dal ritardo sistematico con cui i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) sono stati presentati agli operatori, alla burocrazia asfissiante. Contro quest’ultima, anche Gianmarco Senna si sta battendo in maniera energica, facendone una delle cifre politiche del suo mandato alla guida delle attività produttive di Regione Lombardia. Alla sua domanda se il settore potesse scegliere tra un azzeramento completo delle tasse e un dimezzamento della burocrazia, Boselli non ha dubbi. “Dimezzamento della burocrazia e adozione del Modello Genova”.


La Federazione Lombarda di Confagricoltura immagina delle linee guida per la ripartenza del settore agricolo. Innanzitutto, è imperativa una sburocratizzazione di tutti i processi che possa consentire alle aziende di non annegare tra le scartoffie. Altrettanto fondamentale è una iniezione di liquidità che possa sostenere la capacità produttive delle aziende. Infine, non è più prorogabile l’efficientamento del sistema-Paese: ci vuole subito una promozione forte ed efficace a livello internazionale dei prodotti DOP che possa sostenere veramente il Made in Italy.

Antonio Catalani, dell’Associazione Tra il Dire il Fare, per concludere aggiunge un’interessante riflessione conclusiva: l’Italia deve tornare a valorizzare le tradizioni, di cui anche la dimensione alimentare è protagonista. Deve sconfiggere il primo nemico del Made in Italy: la diseducazione alla qualità. Così, forse, anche i nostri consumatori riscopriranno la cultura del cibo buono, delle produzioni tipiche e di un saper fare italiano che a parole tutti apprezzano, ma che ognuno deve potere e volere acquistare.

Più agriturismi, meno discount!

Autore: Andrea D’Amico

Categorie
Economia & Lavoro

Lascia una risposta

*

*