CRONACHE ELVETICHE

LA RICETTA SVIZZERA PER LE PENSIONI

Tra poco sarà Autunno, tempo di castagne e legge di bilancio, e ovviamente di pensioni. Il contratto di governo tra Movimento 5 Stelle e Lega ha infatti portato nuovamente alla ribalta la questione ormai “famigerata”  della Legge Fornero. Ognuno può pensarla, narrarla e rendicontarla come vuole ma non può sottrarsi ad un senso etico primordiale, per cui il denaro trattenuto ai lavoratori per oltre 40 anni di vita attiva deve essere restituito per permettere loro un continuum socio-economico coerente e dignitoso nell’età del pensionamento.
Dobbiamo infatti considerare lo Stato – istituzione sovrana complessa creata dagli uomini – come un tutore (immaginario) della capacità minima di risparmio dei singoli preservandola dalla dissipazione in vizi e sfortune della vita, trattenendo alla fonte una percentuale dei redditi da lavoro per un predeterminato lasso di tempo. In tal senso la Svizzera sembra aver trovato da tempo un certo equilibrio, ancora una volta contraddistinto dal principio di solidarietà confederale.
Il sistema pensionistico svizzero, per cui le donne vanno attualmente in pensione a 64 anni e gli uomini a 65, si basa su tre pilastri:
il primo pilastro e’ la pensione garantita dallo Stato, per intenderci prelevata in busta paga a tutti i lavoratori.
il secondo pilastro e’ la previdenza professionale, gestita dalle assicurazioni private, che rappresenta una integrazione alla rendita di base (minima). Pagata al 50% dal datore di lavoro e al 50% dal lavoratore, la sua aliquota può essere aumentata o diminuita in mezzo a predeterminati limiti di legge in funzione dell’accordo tra le Parti: ad esempio si potrebbe chiedere l’applicazione della aliquota minima per aver più reddito da spendere oggi, oppure l’aliquota massima per avere una rendita maggiore quando inizierà la pensione. Queste prime due forme di previdenza sono obbligatorie, le parti non possono sottrarsene.

Vi è infine un terzo pilastro non obbligatorio, la previdenza privata che è agevolata e protetta dalle azioni dei creditori ed è a carico dei singoli cittadini: equiparabile, con qualche semplificazione tecnico-concettuale, alle nostre polizze assicurative previdenziali.
Il primo ed il secondo pilastro hanno l’obiettivo di garantire al pensionato circa l’80% dello stipendio percepito in attività: il primo pilastro in particolare non è proporzionale  e prevede un tetto alla rendita massima che non può superare i 2’500 CHF (circa 2’200€ al cambio attuale) per un soggetto che ha continuamente versato i contributi, anche se si trattasse di un manager che ha incassato stipendi milionari: tuttavia le trattenute “subite” da quest´ultimo sono state proporzionali alla ricchezza percepita.Tale “surplus” sarà redistribuito a favore di quei soggetti che, pur avendo sempre versato i contributi, non raggiungono la pensione minima di 1’175 CHF (circa 1’000€ attuali). In tal senso possiamo apprezzare il principio di solidarietà nella Confederazione.
Il secondo pilastro invece è si proporzionale ai contributi versati ma soggiace ad una conversione di mercato, che è al momento scesa ad una rendita del 5,8% (dal 6,5 di due anni fa).Ad esempio, con riferimento ad un capitale versato di 500’000 CHF, l’individuo avrebbe diritto ad una rendita annua di 29’000 CHF.
In merito al terzo pilastro, chiaramente chi ha potuto metter da parte risorse maggiori, né godrà i benefici pur dovendo affrontare sempre il rischio di mercato.
Attenzione, le ultime statistiche condotte dalla società di investimenti e consulenza sulle casse pensione Swisscanto indicano che gli svizzeri vanno in pensione con circa 2 anni di anticipo erodendo parte della loro rendita; inoltre il rapporto rendita per lavoratori occupati è sceso da 6 a 4 e si prevede possa arrivare a 2,5 tra pochi anni. Il dibattito sul come correre ai ripari e’ in corso da tempo, anche mediante referendum tipici della loro democrazia diretta; di fatto si vuole incentivare la gente ad andare in pensione quando previsto dal Legislatore o più tardi per gestire l’invecchiamento della popolazione che è trasversale a tutte le popolazione dei paesi industrializzati.
Nemmeno la ricca Svizzera può dormire sonni tranquilli quando parliamo di pensioni.

Alessandro Pagliai

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