Economia & Lavoro

Emergenza Covid 19 nei rapporti tra Regione Lombardia e Svizzera

Di Roberto Mura, Presidente Commissione Speciale Regione Lombardia “Rapporti tra Lombardia, Istituzioni europee, Confederazione Svizzera e Province autonome”

Nell’ambito dell’emergenza derivante dalla pandemia di Covid-19 che sta colpendo l’Italia e in modo particolare la Lombardia abbiamo approvato in Consiglio Regionale nella seduta del 21 aprile il testo della Risoluzione 34: un atto in cui come Consiglio proponiamo misure sia in ambito sanitario sia relativamente al settore economico-lavorativo, evidenziando la stretta interconnessione, sovrapposizione e consequenzialità che legano purtroppo l’emergente crisi economica a quella sanitaria.

In particolare, per quanto riguarda i rapporti frontalieri che esistono storicamente tra Lombardia e Canton Ticino, ma anche più ampiamente con il Cantone dei Grigioni, emerge che la Svizzera, ad aprile 2020, è uno dei Paesi più colpiti al mondo per rapporto di contagi su mille abitanti e che il Cantone con la maggiore percentuale di positivi della Confederazione è proprio il Ticino.

La stretta connessione economica tra Lombardia e Ticino ha favorito negli anni la diffusione di attività lavorative transfrontaliere, giungendo ad avere in periodi ordinari oltre 67.000 lavoratori frontalieri lombardi operanti in Ticino, scesi purtroppo addirittura al di sotto delle 10.000 unità nella fase più acuta dell’attuale crisi.

In ambito svizzero l’adozione delle principali misure legate all’emergenza Covid-19 resta in capo al Governo Federale, misure poi attuate a livello cantonale. In particolare, l’Ordinanza 2 approvata dal Consiglio Federale Svizzero il 13 marzo 2020, tra le varie misure ha posto limitazioni agli spostamenti e ha disposto la chiusura della maggior parte dei valichi di frontiera.

A livello ticinese invece la Decisione del Consiglio di Stato RG1649 del 27 marzo ha avuto un forte impatto sulle attività economiche locali con particolari conseguenze sui lavoratori frontalieri, visto il ricorso ai licenziamenti e all’utilizzo massivo del “lavoro ridotto” da parte delle aziende e imprese. 

I Governi federale, Ticinese e dei Grigioni sono stati immediatamente contattati dalle autorità lombarde che hanno espresso vicinanza in questo difficile frangente che accomuna, ancora una volta, Svizzera e Lombardia.

Nell’ambito della Risoluzione 34 approvata il 21 aprile, il Consiglio Regionale ha impegnato il Presidente e la Giunta Regionale ad adottare varie misure ed azioni con particolare attenzione alla situazione dei frontalieri e nell’ambito dei rapporti di cooperazione esistenti con i Cantoni confinanti.

Nel documento si chiede di attuare tutte le tutele necessarie per garantire la salute e il lavoro dei lavoratori frontalieri, anche attraverso relazioni continue con il Governo svizzero e con un monitoraggio costante dell’andamento del contagio nel paese elvetico. Quindi è stata avanzata la proposta di stipulare un protocollo d’intesa tra Italia e Svizzera che regolamenti lo scambio di informazioni riguardanti i frontalieri risultati positivi al Covid-19, data la mancanza di qualsiasi tipo di scambio di dati e informazioni su questo tema.

Sempre nell’ambito dei rapporti col Governo Federale, il Consiglio Regionale ha invitato ad avviare una stretta interlocuzione con Berna per condividere l’adozione di misure omogenee per il contenimento del diffondersi del virus, con particolare attenzione alle misure adottate e da adottarsi nei Cantoni di confine, per evitare, tra l’altro, un possibile contagio di ritorno, visto l’elevato numero dei lavoratori che ogni giorno attraversano la frontiera per andare al lavoro e alla sera per rientrare alle proprie case.

È stato richiesto di rendere velocemente operative misure di sostegno al reddito per quei frontalieri che perdono il lavoro, compresi i liberi professionisti e coloro che hanno contratti a tempo determinato, interinali, di stage o apprendistato, anche estendendo per loro la possibilità di accedere alle indennità previste per chi lavora in Italia.

Obiettivo delle misure adottate e da adottare da parte di Regione Lombardia è stata la tutela dei lavoratori frontalieri, perché non siano maggiormente svantaggiati dall’attuale situazione di crisi, perché conservino il loro posto di lavoro e per garantire l’adozione di strumenti compensativi per chi dovesse terminare il rapporto di lavoro a causa della crisi.

Regione Lombardia intende vigilare sul rischio di licenziamenti di massa che determinerebbero oltre al grave impoverimento delle famiglie italiane, anche un serio pregiudizio per l’auspicabile fase di ripresa e, potenzialmente, un calo dei ristorni che costituiscono un’importante fonte di risorse per i Comuni italiani di confine. Si è saputo infatti di un aumento di licenziamenti da parte delle imprese svizzere proprio in questo difficile periodo e, se è comprensibile che questa inedita ed inaspettata situazione abbia messo sotto stress la tenuta economica di molti settori produttivi, è altrettanto necessario evitare che l’emergenza possa costituire il pretesto per giustificare licenziamenti magari già programmati da tempo.

Inoltre la Regione ha voluto tutelare con ogni possibile provvedimento la salute dei lavoratori frontalieri, che va preservata anche favorendo l’utilizzo obbligatorio, nei luoghi di lavoro, dei dispositivi di protezione individuale (DPI) per evitare il diffondersi del contagio e il rischio del “contagio di ritorno”, e questo anche attraverso operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro e l’adozione negli stessi di protocolli anti-contagio adottati in Italia.

È stato richiesto anche di considerare la possibilità per i lavoratori frontalieri che continuino l’attività lavorativa nell’ambito delle attività essenziali, tra cui ben 4.000 sono attivi presso le strutture ospedaliere ticinesi, di usufruire di alloggi interni o convenzionati a prezzi calmierati, questo per ridurre al massimo gli spostamenti in rientro verso l’Italia, considerata anche la soppressione dei treni passeggeri. Con questo obiettivo si è considerata anche l’opportunità di raggiungere un’intesa per garantire la completa copertura sanitaria durante il periodo di soggiorno in Svizzera.

Nell’ambito della mobilità è stata fatta richiesta di considerare almeno una temporanea sospensione dell’applicazione della cosiddetta “tassa di collegamento” che è stata recentemente ristabilita dal Tribunale federale. Questo per evitare che le aziende svizzere facciano ricadere l’imposta sui lavoratori italiani, viste le molte iniziative per scoraggiare l’uso di trasporti pubblici transfrontalieri o la condivisione di mezzi di trasporto, privati o aziendali, da parte dei dipendenti.

In particolare il Consiglio ha richiesto che vengano previsti controlli ai valichi di frontiera ed anche nella viabilità ordinaria di prossimità per evitare viaggi di più lavoratori sullo stesso autoveicolo; proprio per questo è stata fatta richiesta perché venissero riaperti alcuni valichi per rendere più agevole il raggiungimento del luogo di lavoro da parte dei frontalieri, che hanno denunciato più volte lunghe attese fin dalla prima mattina per entrare in territorio elvetico, causate proprio, oltre che dai doverosi controlli sanitari, dalla chiusura dei valichi minori. Le autorità svizzere hanno annunciato una progressiva riapertura dei valichi di frontiera con l’Italia che si dovrebbe completare entro il 15 giugno, data in cui dovrebbero tornare percorribili tutti i valichi. Di questa intenzione deve necessariamente tener conto l’Italia, il cui piano di riaperture ha stabilito la liberalizzazione degli spostamenti da e per l’estero a partire dal 3 giugno.

Sempre in tema di lavoro, non si può tralasciare anche una nota positiva rappresentata dalla possibilità offerta a molti frontalieri, il 65 % dei quali è impiegato nel settore terziario e quindi in attività che ben si prestano ad essere svolte da remoto, di continuare il proprio lavoro in smart working dalla propria abitazione, garantendo così una migliore tutela della salute e, allo stesso tempo, il mantenimento del posto di lavoro.

Per quanto riguarda il Governo del Cantone dei Grigioni, sentite anche le richieste della Provincia di Sondrio è stata fatta richiesta affinché si istituisca un tavolo di confronto fra Lombardia e Grigioni affinché ci si coordini per trovare delle misure omogenee tra i territori, prevedendo procedure di consultazioni veloci con gli organismi trilaterali al fine di verificare l’impiego della forza lavoro necessaria.

Infine, nell’ambito dei rapporti tra Consiglio e Giunta nella Risoluzione era contenuto infine un invito a informare sistematicamente la Commissione Consiliare Speciale “Rapporti tra Lombardia, Istituzioni europee, Confederazione Svizzera e Province autonome” sullo stato dell’arte delle misure adottate per l’emergenza Covid-19 e dei rapporti tra Regione Lombardia, Governo italiano, Confederazione svizzera, Canton Ticino e Cantone dei Grigioni attraverso un flusso continuativo ed esauriente di informazioni e dati ufficiali e anche mediante informative dell’Assessore competente in Commissione.

E’ secondo questi indirizzi contenuti nella Risoluzione 34 che ci siamo mossi in queste settimane di crisi Covid-19 come Commissione Speciale e come Regione Lombardia per governare i rapporti con la Svizzera, soprattutto a tutela dei nostri lavoratori frontalieri lombardi.

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