Economia & Lavoro

Economia glaciale

Berlusconi incarna una generazione di dinosauri in estinzione che non vuole mollare, nonostante tutto e nonostante tutti. L’era glaciale rappresentata dal cambiamento di un mondo le cui coordinate sono in continuo mutamento sembra non turbarlo affatto ma anzi rafforza la sua pervicace ostinazione a proseguire nella direzione intrapresa. A poco serve ricordare come quella generazione, la sua generazione, abbia ereditato un paese quinta potenza industriale al mondo e lo abbia traghettato verso una totale, inesorabile e irreversibile deriva economica, politica, etica e morale a tutti i livelli. In politica, nelle professioni, nelle imprese, nelle università, negli ospedali, una generazione cresciuta all’indomani degli aiuti del piano Marshall e abituata alla leggerezza dell’essere col vento in poppa tiene da anni in ostaggio un Paese che non riesce a riscattarsi e uccide nella culla i talenti emergenti, che difatti nella maggior parte dei casi sono costretti ad andar via in cerca di quelle opportunità che i loro predecessori hanno avuto e che invece a loro sono negate. Non importa quindi se il prezzo da pagare è coprirsi di ridicolo mostrando e dimostrando quindi senza pudore la propria inadeguatezza, l’importante è esserci, sempre e comunque. La classe dirigente italiana, salvo rare eccezioni, è ormai questo: tanti piccoli “capitano Schettino” che dopo aver fatto schiantare la nave ancora si ostinano a volerla guidare aggrappandosi con le unghie e coi denti al timone. Una classe dirigente formata per condurre barchette in un tranquillo lago alpino con la pretesa e la presunzione di saper governare un transatlantico tra le acque tempestose di un oceano. Peccato solo si parli sempre di onestà e quasi mai di competenze o capacità, queste ultime date per scontate senza considerare che in realtà il politico, così come il manager o l’imprenditore davvero onesto è innanzitutto il politico, il manager o l’imprenditore capace, ovvero all’altezza del ruolo che ricopre.
Analogamente, in secondo luogo, ricorre l’obbligo di una considerazione non del tutto disgiunta dalla precedente ma di natura più politica. La figura di Berlusconi in Forza Italia rappresenta infatti un unicum in quanto egli non ne è solo l’ideatore e il fondatore, non solo ha sempre pensato in prima persona a finanziarne le spese e coprirne i debiti, ma di fatto Forza Italia è la sua creatura, nei modi e nei linguaggi prima ancora che nei contenuti, l’indispensabile cinghia di trasmissione del suo modo di vedere e concepire la realtà con la società. Se si parla di berlusconismo non è infatti per via dei media, ma soprattutto grazie alla sua macchina politica che avvalendosi anche di giornali e televisioni – molto meno della rete dove infatti nuovi antagonisti come i 5 stelle hanno fin da subito raggiunto posizionamenti migliori – ha nel tempo consolidato una narrazione che vede il fondatore e la sua creatura uniti indissolubilmente con l’ovvia conseguenza di rendere geneticamente impossibile un naturale cambio generazionale della leadership. Non può avvenire infatti ciò che, seppur in modi, tempi e luoghi differenti a seconda delle peculiarità di ciascun partito, è avvenuto ad esempio nella Lega con la successione tra Bossi e Salvini oppure nel PD dal conflitto tra vecchi boiardi e nuovi leader scalpitanti, con la vittoria a favore dei secondi. Persino nello stesso M5S, il più simile a Forza Italia da un punto di vista delle modalità di governance, sono avvenuti importanti cambiamenti che hanno notevolmente modificato la figura oltre che il ruolo di Beppe Grillo, da padre fondatore e guru a garante del movimento. Ecco pertanto che il crepuscolo del cavaliere coincide con l’inesorabile declino di Forza Italia. Tale processo porterà inevitabilmente alla sua implosione dove le varie anime all’interno tenderanno, come atomi di una molecola spaccata, a loro volta a legarsi con le formazioni più affini o a dar vita a nuovi gruppi. Ciò a beneficio degli altri partiti, Lega in primis, con buona pace di tutti coloro che ci hanno creduto, cittadini, elettori, amministratori locali e dirigenti di un partito specchio riflesso del suo leviatano.

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