Economia & Lavoro

Chiudere è stato facile, riaprire sarà molto più difficile

A cura del Centro Studi dell’Associazione Tra Il Dire e Il Fare

Non so perché, ma lockdown è una parola che mi è antipatica. Fa fine usarla, ma perché non dire blocco? È anche più breve, oltre ad essere italiano. Certamente, dire “chiudete tutto” è facile, ed è anche facile, per un certo verso, chiudere tutto. 

È stato indispensabile per appiattire la curva dei casi gravi, consentendo quindi alle strutture sanitarie di gestire una situazione drammatica. 

In questo breve appunto vogliamo dare qualche suggerimento agli imprenditori che vogliono prepararsi alla ripartenza formale, o a quelli che hanno deciso semplicemente di ripartire, chiedendo un’autorizzazione, credo prefettizia, contando sul fatto che questa volta, finalmente, l’inefficienza burocratica lavori a loro favore, a causa del grande numero di controlli da fare. Pensiamo ad aziende di produzione o di servizi, capannoni o studi professionali, con pochi dipendenti, da qualche unità a 50 persone. Queste rappresentano una ricchezza per la nazione e sono gran parte del tessuto imprenditoriale italiano.

Far ripartire la produzione è certamente molto più complicato. In particolare ci sono 3 problemi:

  1. Se la filiera non funziona, anche se il tuo codice ATECO (strumento vecchio e poco adeguato) è autorizzato a lavorare, puoi solo produrre per magazzino, con le scorte che hai di materie prime e semilavorati, o con quello che riesci a procurarti. Se i tuoi clienti sono in una zona ancora chiusa o se esporti in nazioni che non sono attive, difficilmente i clienti acquisteranno, a meno che tu non sia un produttore di semilavorati o componenti ed i tuoi clienti vogliano prepararsi a ripartire;
  2. Il tempo è un fattore critico perché brucia liquidità e lascia spazio ad altri per impadronirsi dei nostri mercati
  3. È difficile pensare alla riapertura a produttività piena, non conosciamo ancora le regole precise, anche se possiamo immaginarle. Ad oggi non abbiamo la più pallida idea di quello che verrà dopo la fase due, ma è essenziale arrivare vivi alla nuova normalità.

In realtà la struttura frammentata, che per certi versi è stata considerata un limite tipicamente nostro, comporta unità di ridotta dimensione. Possiamo quindi immaginare una maggiore facilità nel controllo e nella gestione nelle situazioni di emergenza come quelle che stiamo vivendo, potrebbe quindi, se sapremo lavorare bene, diventare un vantaggio per la ripartenza.

Non è facile pensare che ci possa essere un modo di operare unico per la riapertura, vista la grande quantità di piccole e medie aziende italiane, che appartengono a settori diversi, che hanno quindi caratteristiche, situazioni e problemi dissimili. In questa situazione caotica certamente a volte dovremo improvvisare, tuttavia vale la pena provarci, se ci sono le condizioni di base, prima fra tutte la possibilità di investire.

Il problema della riapertura, la cosiddetta fase due, va affrontato con urgenza. Non conta più la tipica scansione degli economisti in breve, medio e lungo periodo: è subito il tempo nel quale dobbiamo affrontare questo tipo di problemi.

La prima domanda che l’imprenditore deve farsi è: vale la pena riaprire? Se riuscire a ripartire prima degli altri può dare un vantaggio: nuovi clienti, recupero di ricavi, crescita della quota di mercato, ci sono tuttavia alcuni problemi difficili da risolvere e quindi altri aspetti su cui riflettere. A volte infatti è più economico stare chiusi. Ci possono essere in un tempo ragionevole vantaggi in termini economici che compenseranno i costi certi della riapertura? Che io produca semilavorati o prodotti destinati al mercato, la mia filiera è attiva oppure produrrò solo per il magazzino? Sto utilizzando bene le mie scorte e la mia liquidità oppure le brucio entrambe senza un reale vantaggio?  Questa valutazione, evidentemente, dipende dalla singola impresa. La scelta del quando riaprire, a prescindere dalle decisioni ufficiali, segue la regola che “il meglio è nemico del bene”. Bisogna decidere pensando che anche una soluzione non perfetta, ma ragionevole, in tempo di crisi è preferibile al perdersi nel ponderare metodi e cercare una soluzione ottima. L’importante è tener conto sempre della liquidità e del mercato. Dobbiamo imparare a decidere senza aspettare che qualcuno decida per noi o che un concorrente, anche di altre nazioni, si avvantaggi troppo.

Non sono domande semplici, ma chi ha detto che fare impresa lo sia?

Prima di riaprire crediamo che ci siano delle cose importanti da fare, anche queste con urgenza:

  • Monitorare le attività della nostra filiera, cioè dei fornitori e degli acquirenti. Se la filiera non è attiva, per una qualsiasi ragione o non abbiamo scorte a sufficienza, conviene aspettare;
  • Facciamo un check del livello di digitalizzazione dell’azienda, vediamo come possiamo migliorarlo e verifichiamo il livello di preparazione dei nostri dipendenti. Dopo, ci dicono, non sarà più come prima. Non lo sappiamo, ma è un’ottima opportunità per migliorare un’area della nostra azienda che spesso è troppo arretrata: dalle videoconferenze ai gestionali, anche semplici. 
  • Approfittiamo di questa scomoda inattività per ripensare alla nostra organizzazione, ai prodotti che offriamo, ai fornitori di cui ci serviamo, ai processi che abbiamo messo a punto nel tempo. Le aziende spesso, distratte dalla attività quotidiana, hanno acquisito delle abitudini non sempre virtuose. Da quanto tempo non ripensiamo ai prodotti che proponiamo al mercato, spesso alcuni di questi sono poco importanti sia per il margine che producono, sia per il loro valore strategico. Quanti fornitori sono diventati un’abitudine, e non ci guardiamo più attorno per verificare se ci sono altre possibilità? Certo, saremo obbligati a mettere in discussioni processi, abitudini, centri di potere che si sono creati all’interno, ma vale la pena ripensare a tutte le inefficienze che, naturalmente, abbiamo accumulato negli anni.
  • Prendiamo il bilancio e guardiamo con attenzione al dettaglio dei costi. Dove possiamo tagliare per recuperare le risorse da investire? Quella fiera, quelle pagine pubblicitarie, quelle riunioni con i venditori, quelle spese di rappresentanza servono? Dobbiamo cancellarle o dobbiamo trovare il modo per renderle più produttive? E così per tutte le voci di costo.

Nel frattempo, mettiamo a punto un piano per la riapertura

  • Sappiamo che la produttività all’inizio forse non sarà elevata; lo stato d’animo dei dipendenti, la fiducia che hanno nelle scelte dell’azienda in termini di sicurezza e di organizzazione del lavoro contribuiscono molto a tenerla alta. Da subito comunicate con i vostri collaboratori, spiegategli cosa state facendo, fatevi sentire partecipe delle loro insicurezze.
  • Restate in contatto con i fornitori ed i clienti principali, informateli ed informatevi sulla situazione che vivono. 
  • Appena possibile attivate il lavoro da casa. Non è più un problema di ore di lavoro, ma di capacità dei singoli o dei dipartimenti di raggiungere obiettivi che dovrete assegnargli. Si illude chi pensa che questo cancellerà le modalità tradizionali, ma certamente si sta sviluppando molto ed è certamente molto utile. Il lavoro è anche colleghi, ambiente di lavoro, condivisione di una cultura. È un elemento sociale importantissimo, non è solo un fattore tecnico-produttivo.
  • Individuate un medico che collabori attivamente nel presidiare le problematiche sanitarie all’interno dell’azienda. Chiedetegli di fare test periodici al personale e, perché no, anche se con minore frequenza ai membri delle loro famiglie
  • Riorganizzate il layout produttivo o degli uffici per garantire la distanza interpersonale ed i flussi di lavoro
  • Acquistate i dispositivi di protezione individuali più adeguati ed in numero sufficiente (garantitevi le forniture).
  • Organizzate il piano di sanificazione degli ambienti e procuratevi i materiali necessari
  • Se necessario organizzate gli orari di lavoro e le entrate per suddividere i flussi
  • Valutate l’utilità e la convenienza di una copertura assicurativa.

L’inattività non è consentita: per gli imprenditori oggi come mai è uno spreco. 

È difficile prevedere per quanto tempo dovremo lavorare in condizioni cui non siamo abituati, e non abbiamo ancora idea di quale sarà la nuova normalità. È praticamente impossibile che un’ordinanza riesca ad affrontare con soluzioni adeguate i problemi che imprenditori e lavoratori dovranno affrontare. La creatività e l’impegno di ognuno saranno strumenti preziosi per risolvere questi problemi. Questa situazione deve essere gestita con regole definite, ma con un grande impegno dei singoli imprenditori nel trovare le soluzioni migliori per la specifica situazione.  Lo scambio delle esperienze individuali, la condivisione anche degli errori commessi potrebbe essere una chiave per accelerare il superamento dei problemi. Questo potrebbe essere un nuovo spazio per le associazioni e per le istituzioni.

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