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Il racconto autobiografico di Vittore De Carli nel ricordo di Fabrizio Frizzi.

I proventi raccolti serviranno a finanziare "il progetto dei piccoli" per la realizzazione di una casa destinata ad ospitare i genitori di piccoli pazienti ricoverati con gravi patologie

Roma – La vita oltre la morte, è il tema suggestivo proposto nel libro autobiografico del giornalista e presidente Unitalsi Lombardia Vittore De Carli, “Dal buio alla luce con la forza della preghiera” (Libreria Editrice Vaticana) che verrà presentato oggi a Roma alle ore 17 in Sala Marconi a Palazzo Pio in Vaticano. La narrazione brillante e coinvolgente catapulta il lettore dall’altra parte del mondo, “come se si passasse attraverso uno specchio” cita lo stesso autore. Una sorta di Alice nel paese delle meraviglie, nell’altra metà del cielo, quella nascosta, dove si viaggia in una nuova dimensione, e, attraverso le parole dell’autore, si ha la percezione di vivere un’esperienza unica, profonda nei suoi significati e stimolante per le riflessioni che ne scaturiscono sul valore della vita e degli esseri umani. Si tratta della testimonianza diretta di un cronista che, per la prima volta, si misura sul racconto della sua vita che, segnata dalla malattia, viene riletta sotto una nuova luce.  La storia ha inizio il 13 agosto del 2015 quando   Vittore De Carli nel suo ruolo di presidente Unitalsi rientra dall’ennesimo viaggio fatto a Lourdes per accompagnare i malati.

Cosa è accaduto quel 13 agosto 2015?

“In un momento particolare della mia vita, intensa e frenetica fatta di lavoro e impegni di volontariato oltre che personali,- racconta Vittore –   il mio cuore ha dato segnali dapprima di affaticamento e poi, una volta ricoverato all’ospedale di  Como è stato messo a dura prova da un infarto con interessamento della valvola mitrale e successivo stato di coma per 47 giorni”.

Un tempo lungo, anzi lunghissimo per i famigliari che si sono stretti nella preghiera al capezzale di Vittore, mentre per il giornalista hanno dato inizio ad un’esperienza unica, dall’altra parte dello specchio – ammette lo stesso autore – senza profumi o colori, senza vinti o vincitori dove il concetto di tempo non esiste e dove una volta sperimentato, la vita cambia per sempre.

“mi sono risvegliato 47 giorni dopo alla Clinica Maugeri di Pavia nell’Unità di Riabilitazione Pneumologica diretta da Piero Ceriani. – riprende il racconto De Carli –  In mezzo ci sono stati diversi arresti cardiaci, un’operazione a cuore aperto alla clinica Sant’Ambrogio  di Milano  eseguita dal dott. Paolo Panisi per la ricostruzione della valvola mitralica, cinque bypass, tanta paura da parte di mia moglie, i miei figli e tanti amici che si sono preoccupati per me e non appena hanno saputo quanto era accaduto hanno rivolto per me una preghiera alla Madonna di Lourdes, di Fatima e di Loreto”. Un cordone di fede che ha permesso a Vittore di ritornare nel mondo terreno e portare una testimonianza preziosa.

Cosa ricorda del momento esatto in cui si è trovato dall’altra parte dello specchio?

L’ultimo ricordo che ho di quella sera è mia moglie vicina al mio letto in ospedale, con il volto rigato dalle lacrime e molto provata per il mio stato di salute, dopodiché sono scivolato in un coma profondo che mi ha catapultato in una nuova dimensione. Senza rendermene conto mi sono trovato su una grande distesa pianeggiante con milioni di persone che cercavano di farsi spazio, ma che erano in realtà molto vicine, le une alle altre, di loro vedevo i volti e il corpo fino al busto, mai le gambe. La sensazione che ha prevalso in quello scenario è stata di sete, chiedevo a tutti di darmi da bere, ma nessuno sembrava avere voglia di ascoltarmi.  Vedevo volti amici del passato che mostravano indifferenza nei miei confronti, come se non mi avessero mai conosciuto. Quindi un senso di desolazione, misto a sconforto e dolore, fisico e psicologico che non mi abbandonava mai. In lontananza la luce di cui tutti parlano nelle esperienze di pre-morte e che aveva un forte potere attrattivo”.

Nel primo periodo dolori fisici e malessere psicologico non abbandonano mai Vittore che affronta il lungo viaggio con altri milioni di persone provenienti da ogni parte del mondo, verso la luce.

E’ riuscito a dare un’identità a quell’ ambiente e alle persone che ha incontrato?  “Ho avuto la sensazione di essere in un luogo indefinito, poteva essere la Costa Azzurra come una località di montagna, probabilmente era il purgatorio, un mondo di mezzo dove ci sono peccati da espiare, ma dove si può ambire ad arrivare alla luce. Dopo una fase iniziale fatta di sofferenze fisiche, avevo dolori agli arti, come se mi picchiassero e di profondo senso di sete, ho avvertito un cambiamento. Eravamo in tanti provenienti da ogni parte del mondo tutti raccontavano la loro storia, ognuno nella propria lingua. La sete col passare del tempo via via si faceva meno intensa, anche perché ci sono state alcune persone che mi hanno dato da bere.

Riesce a ricordare i volti di chi le è stato di aiuto?

Ho un ricordo abbastanza nitido di un ragazzo down che mi ha dissetato, di due persone che conoscevo in gioventù perché erano i custodi della stalla di mio nonno che mi hanno accompagnato ed infine Paolo VI che non avevo mai conosciuto in vita, ma che è stato fondamentale nel mio percorso perché ad un certo punto mi ha detto che sarei tornato dalla mia famiglia”.

Un pizzico di rammarico accompagna il ritorno alla vita di Vittore, ma anche una grande consapevolezza: “Le preghiere mi hanno salvato come le medicine – ammette – e per questo non posso che ringraziare dal profondo del cuore ognuna delle persone che mi sono state vicine. A cominciare da mia moglie, il mio angelo custode che era presente anche durante il mio viaggio, ma quando venivo interrogato si addormentava”.

Cosa le ha insegnato questa esperienza e soprattutto qual è il messaggio che ha portato con sé al ritorno?

Ho capito che forse avevo sbagliato tutto nella mia vita, ho sempre pensato di comportarmi in modo corretto, invece l’idea di bene che si ha nella vita non sempre corrisponde a quella di Dio. Occorre avere rispetto per il prossimo, dedicarsi agli affetti veri, alla famiglia, a volte invece si hanno altre priorità più materiali che dall’altra parte dello specchio non hanno alcun valore. Il libro vuole essere il mezzo per manifestare l’amore di Dio attraverso gli uomini. Per questo i proventi del libro saranno interamente destinati alla realizzazione di una Casa di accoglienza a Milano intitolata a Fabrizio Frizzi, storico testimonial Unitalsi, che farà parte del “Progetto dei piccoli” per ospitare le famiglie di bambini ricoverati in ospedale per gravi patologie, lontano dal luogo di residenza. A Milano mancava una struttura di questo tipo allora, una volta che verrà realizzata, sarà dedicarla a Fabrizio, al suo sorriso che per anni ci ha dispensato. Ecco tutti quelli che arriveranno nella casa troveranno il suo sorriso”.

FEDERICA BOSCO

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