Arte & Cultura

Sgarbi e il quadro di quella mer… di Hitler

Era il 3 ottobre 2017 quando un uomo, all’apparenza un quarantenne che poi si è dato alla fuga e di cui non è mai stata rivelata l’identità, entrò di corsa al MuSa di Salò con un cacciavite in mano. Prima di raccontare cosa successe di lì a pochi minuti, facciamo un passo indietro; capiremo meglio il contesto.
Era in corso in quel momento la mostra curata da Vittorio Sgarbi intitolata “Museo della Follia. Da Goya a Bacon” con una serie di opere di artisti accomunati da visioni oniriche, ritratti dalle espressioni disturbate e disturbanti, paesaggi allucinanti e installazioni disequilibranti. Chiaramente è stata una di quelle mostre che non si possono definire “belle” nel vero senso del termine (come sapete quando si parla della cosiddetta arte moderna e contemporanea purtroppo questo termine “bello” lascia quasi sempre piuttosto interdetti, ad esser gentili…); la collocherei piuttosto tra le mostre che si possono definire interessanti, soprattutto per gli addetti ai lavori. Che poi valgano il prezzo del biglietto da parte del pubblico, quello è un altro capitolo.
Come spesso accade il buon Vittorio, che ama le provocazioni in senso assolutamente contemporaneo, cioè basate sullo scandalo, sulla volgarità, sui toni urlati e sulle prevaricazioni verbali, in quell’occasione tirò fuori dal cilindro della sua perenne ricerca di pubblicità mediatica  un quadro di un pittore del tutto particolare, un artista nato nel XIX secolo, noto soprattutto per altri motivi che poi sono quelli che fanno tutt’ora parlare molto di lui e che fanno ricordare il suo nome in tutto il mondo, probabilmente per sempre: il quadro in questione era niente di meno che un’opera del giovane Adolf  Hitler.
Sgarbi esibì nel contesto della rassegna questo Hitler originale ben sapendo le reazioni che la tela avrebbe provocato sui media e l’indignazione di parte della società, soprattutto in quei mesi, durante i quali al centro della discussione italiana era tornato fortemente in auge il tema dell’antifascismo. Volenti o nolenti, il tema in Italia è stato e sarà sempre un tema caldo, bollente. Niente di meglio, pensava l’ingolosito Vittorione nazionale.
Ma torniamo a quel 3 ottobre 2017: il misterioso quarantenne munito di cacciavite entrò di corsa nelle sale del MuSa, urlando ( in perfetto armonioso stile con una mostra avente come tema la follia, come ha sottolineato il Direttore del Museo Giordano Bruno Guerri) una febbricitante e perentoria frase: “Dov’è il quadro di quella merda di Hitler?” Le intenzioni dell’anonimo personaggio, che intanto si era messo alla ricerca del quadro di Hitler all’impazzata, erano ormai piuttosto chiare e dichiarate. Incredibile a dirsi nessuno del personale di controllo e di sicurezza presente alla mostra ebbe la prontezza di fermarlo. Sembra davvero curioso, mi rendo conto: era di corsa, aveva un cacciavite in mano, urlava frasi farneticanti e minacciose, eppure nessuno riuscì a bloccarlo. Anzi: una volta giunto di fronte all’agognata e odiata tela hitleriana la colpì con l’improvvisata arma da taglio ed ebbe il tempo di scappare. Di lui non si seppe mai più nulla.
Lo so, cari lettori: è tutto molto misterioso quello che capitò in questo episodio. Personalmente però sono piuttosto distante dal complottismo banalizzante di moda negli ultimi anni e preferisco guardare i fatti. Devo farlo e in fondo mi basta. I fatti ci dicono che Sgarbi ha dato la colpa dell’accaduto al clima pesante che in quei mesi aveva portato con sè la nota legge Fiano e il dibattito sul nazismo/fascismo e conseguente antinazismo/antifascismo. I fatti ci raccontano che mediaticamente presentare in anteprima assoluta una tela di Hitler ha avuto un buon effetto sulla stampa. I fatti ci narrano che l’atto vandalico/politico contro quel quadro aumentò e non poco la risonanza della mostra in tutta la stampa nazionale e il quadro oggetto del presunto sfregio subì invece pochissimi danni, molto superficiali.
Dico allora la mia in proposito, Vittorio: 1) Io stesso sono venuto a visitare la mostra a Salò e in altri articoli, come molti di voi si ricorderanno, ho parlato a lungo del quadro di Hitler, difendendo comunque la scelta di mostrare un’opera come questa che ci permette di conoscere un aspetto intimo di un uomo la cui fama, interamente soverchiata da quella del sanguinario e fanatico dittatore tedesco, è stata da allora talmente ingombrante da non permettere più di trarre ulteriori conoscenze riguardanti la sua personalità, nel bene e nel male;
2) Si puo’ essere pro o contro dal punto di vista artistico, riguardo a quest’opera. Io dico che in giro c’è molto di peggio e fortunatamente molto di meglio. Sicuramente è interessante vedere l’angoscia di un uomo solo che ad un certo punto della sua vita ha pensato che con l’arte non sarebbe mai riuscito a cambiare davvero il mondo ( non ne aveva le capacità e non aveva il consenso né della critica nè del pubblico) o almeno cambiare il “suo” mondo. Non trovando sbocchi attraverso di essa si gettò poi anima e corpo in un progetto politico rivolto all’annullamento del giudizio e della critica altrui, quindi anche della vita del non cosiddetto “non consenziente”. Come un bambino che distrugge tutto e tutti coloro che non vede schierati dalla sua parte.
3) Vittorio, oh Vittorio… se davvero ritieni che lo scandalo o il clamore siano ancora oggi un ottimo mezzo per ottenere risultati immediati nei confronti dei media e del pubblico, la prossima volta o costruisci meglio il tutto (in fondo poteva essere un avvenimento di portata “mondiale” e non solo “locale” l’esposizione della tela hitleriana e il presunto sfregio) o devi puntare a qualcosa di ancora più provocatorio. Che cosa, mi chiedi? Per esempio una mostra con le tue foto e i filmati che hai postato negli ultimi mesi sui social, mentre dai a tutti lezioni sui massimi sistemi, mezzo nudo e seduto sulla ciambella del water. Quella splendida visione che ci hai regalato di te stesso ci resterà nei cuori per sempre e non solo per qualche settimana, vedrai…
La lezione finale, la morale di tutto questa peripezia pittorica hitleriana: mai strappare un artista dall’arte. Buono o non buono che sia, se la sua volontà è una locomotiva irrefrenabile, può in seguito assumere altre spoglie e scombinare il mondo intero.
Tranquilli lettori; io per esempio continuo a dipingere, a scrivere e a dire liberamente la mia.

Davide Foschi

 

 

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