Arte & Cultura

Loro 1

Loro è un film che rischia di scontentare tutti: chi credeva di vedere (l’ennesimo) film di denuncia del berlusconismo ne rimarrà deluso ma, anche, chi sperava di ritrovare la poetica e l’estetica del regista napoletano. Già dal titolo infatti non è un film su Berlusconi – che appare solo dopo un’abbondante ora e mezza – e nemmeno sulla “casta”, piuttosto su un certo “sottobosco” che è consustanziale a un certo modo di fare politica.
È invece una pellicola estremamente rock: lo è il montaggio, rapido, veloce, immediato come mai prima d’ora nella filmografia di Sorrentino; lo è la scelta dei brani della colonna sonora e, soprattutto, perché è un’ode al trittico sesso, droga e… politica. I migliori affari, i migliori appalti non si chiudono attorno a un tavolo, ma attorno a un letto o, meglio, dentro.
Il protagonista Sergio Morra – interpretato da Scamarcio, perfetto nella parte del ruffiano cocainomane – assieme alla moglie Tamara, che “sa fare bene la troia” senza però concedersi mai al potente di turno, è ricalcato fedelmente su Gianpaolo Tarantini. Il “Giampi” dell’inchiesta Escort, ambizioso arrampicatore sociale dalla scarsissima moralità, che procurava avvenenti fanciulle per le famose “cene di gala”. La pellicola così non può che essere piena di ogni genere di figa, ma mai erotica e così anche l’estetica ne risente: i campi lunghi mancano di quella profondità metafisica dei lavori precedenti e anche le numerose scene di nudo non hanno nulla a che vedere con quelle mostrate in Youth. Anche le magnifiche terrazze romane e i giardini dove si celebrano a ripetizione feste oniriche, quasi felliniane, diventano nient’altro che luoghi di scambio dove ci si droga e si scopa senza passione o divertimento; semplici coiti a ripetizione come le strisce offerte da Sergio alle ragazze della sua scuderia. Questa Roma non è neppure lontana parente di quella de La grande bellezza; piuttosto è una “grande bruttezza”: un maestoso sfondo per infime attività e scadenti personaggi, né buoni né cattivi, semplicemente prigionieri della loro mediocrità alla quale non sfuggono neppure tramite soldi e potere.
Berlusconi nominato, chiamato, pregato, è per gran parte del film un’oscura presenza. Si parla spesso di lui; lo s’invoca come si farebbe per una divinità pagana; tutto l’universo dei personaggi ruota attorno alla sua (momentanea) assenza. Sono gli anni dell’opposizione a Prodi e i vari Sergio Morra, “l’ape regina” Kira (Kasia Smutniak), l’ex ministro Santino Recchia (ricalcato su Bondi), l’animalista Cupa Casafa (la Brambilla?), Apicella e la smaliziata Noemi Letizia, sembrano quasi degli officianti di un orgiastico rito misterico; un culto con i suoi riti e le sue regole non scritte che viene celebrato nella speranza di una sua fantasmagorica apparizione. E, per ingraziarsi una tale divinità, occorre fare dei sacrifici non umani ma carnali.
Quando, poi, finalmente appare in scena è un Silvio umano, fin troppo umano, eppure venerato e temuto. Lo esprime chiaramente l’ex ministro: «lui ci ha dato tutto» con la sua discesa in politica nel lontano ’94. Tutta questa corte non esisterebbe senza i suoi soldi, la sua influenza, i suoi canali televisivi e la loro gratitudine deve essere assoluta e senza compromessi. Loro vivono e godono del suo potere riflesso, stando alla sua ingombrante e protettiva ombra. Però, come tutte le antiche divinità, è anche estremamente volubile e vendicativo: lo sperimenta sulla propria pelle Santino, quando pensa di poterne prendere il posto; lo prova l’amico-cantante Apicella quando, dopo essersi rifiutato di cantare “Una domenica bestiale”, si ritrova proprio Fabio Concato nella villa in Sardegna e lo sa anche la bella Kira, quando spiega a Morra-Tarantini come interpretare i suoi desideri in fatto di belle ragazze. Quello che invece non sa più fare Veronica Lario, insoddisfatta e infelice moglie dell’ex premier annoiato, che pare quasi una “macchietta” di donna che non perde occasione per pungolarlo.
Come nell’antica Roma in cui i nobili s’indebitavano per impressionare l’imperatore, così lo Scamarcio-Morra cerca in tutti i modi di conoscerlo per fare “il grande salto” e non bada a spese; affitta perfino la villa di fronte a quella di Silvio riempiendola con la scuderia al gran completo di giovani disposte a tutto, dando feste a ripetizione solo per attirare la sua attenzione. Ma Lui è in “riposo forzato”, sorvegliato speciale dalla moglie bizzosa e nulla sembra smuoverlo (eccetto una segreta fuga lampo per il diciottesimo di Noemi).
Insomma Loro 1 è un film piuttosto indulgente nei confronti dei personaggi e dei loro vizi, come se da quel “materiale umano” non ci si possa legittimamente aspettare nient’altro; eppure manca la figura critica e disillusa, quello sguardo disincantato e ironico che Servillo ricopriva in altre pellicole di Sorrentino. Forse quel ruolo viene riservato allo spettatore stesso, mentre la trama semina gli elementi che sbocceranno nella seconda parte: la rottura del matrimonio e il ritorno del “caimano” al governo, non più frenato dai patemi isterici della moglie ormai sfiorita e pronto a “rimboccarsi le maniche” e a darsi da fare.

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