Arte & Cultura

“CHIAMAMI CON IL TUO NOME”

Dopo l’eliminazione di A Ciambra dalla fase finale degli Oscar si poteva immaginare che i commentatori italiani fossero impossibilitati dal poter elogiare il genio italiano nell’industria cinematografica. Il disorientamento è durato poco perché la pellicola di Luca Guadagnino, Chiamami con il tuo nome, viene selezionata per quattro premi finali tra cui quella di miglior film. L’italianità è salva. Il film è girato a Crema e nelle sue campagne limitrofe. Il regista è italiano. Quindi sì, eravamo presenti alla notte degli Oscar, ma non nella categoria dei film stranieri. Infatti, la produzione è franco-americana e quindi la versione originale è in lingua inglese.
La trama del film è farcita di diversi elementi che rendono la pellicola un prodotto perfetto per vincere gli Oscar. Gli argomenti cari a Hollywood ed all’ambiente politicamente corretto sono presenti: tema dell’amore omosessuale, religione ebraica, ecosistema radical chic internazionale e genitori progressisti post sessantottini.
L’arma vincente di Guadagnino è giocare sullo stereotipo italiano della bellezza, meglio se decadente. Il protagonista, un giovane di 17 anni, ha sempre un libro in mano e passa le sue estati tra la noia ed il pianoforte. La mamma, ebrea parigina, ha sempre una sigaretta in bocca. La donna passa il tempo a tradurre a voce alta romanzi tedeschi del Seicento e leggere il quotidiano Le Monde. Tutt’oggi però la stampa francese è introvabile nelle edicole cremasche. Il padre, ebreo americano, è un archeologo che sceglie di celare la propria omosessualità per non sfigurare in società. Il film è però lento, dopo mezz’ora si comincia a percepirne la pesantezza. La fotografia e la colonna sonora sono invece piacevoli. Le campagne cremasche in versione estiva trasmettono serenità così come le canzoni di Sufjan Stevens. Piazza del Duomo a Crema è riconoscibile così come via Marazzi situata dietro il Torrazzo, l’arco del palazzo comunale.
Non mancano i riferimenti alla politica e alla storia italiana, ovviamente quella che gli americani amano sentirsi raccontare. Durante un giro in bicicletta i due amanti si fermano in una cascina e dopo aver chiesto un bicchiere d’acqua si soffermano ad esaminare un’immagine del Duce esposta su un muro esterno del casolare. Data la rada ospitalità dei cremaschi e l’orientamento politico del territorio si stenta a credere che questo episodio sia verosimile. Non poteva mancare un richiamo alla P2 ed alla massoneria. Nel giardino della villa padronale il padre legge il Corriere della Sera con un titolo altisonante: Licio Gelli evade dal carcere corrompendo un guardiano. Il fatto storico è effettivamente dell’estate del 1983. Compaiono a più riprese i manifesti politici dell’epoca, PC e DC in una prima scena e PSI con MSI in una seconda. Durante una scena vengono inquadrate tre signore in cucina che parlano tra di loro in dialetto cremasco mentre stanno preparando i tortelli. Inevitabile l’elogio all’intervento dei partigiani durante la seconda guerra mondiale per poter controbilanciare l’immagine di Mussolini di pochi minuti prima. L’uso del dialetto viene utilizzato da Guadagnino con leggerezza ma ne deriva una nota provinciale e ridicola. Durante un rapido scambio tra il protagonista e la governante, la sala del cinema esplode dal ridere sentendo la frase: “ah mé so mia”. Verosimilmente l’effetto è diverso per il pubblico anglosassone e straniero.
Il product placement di una lattina di caffè Illy è anacronistico. Come è possibile vedere il contenitore di una bevanda commercializzata in Italia nel 2007 in un film ambientato negli anni ’80? Perlomeno Converse non cade nello stesso errore, il celebre modello Chuck Taylor è molto presente nel film ma quelle scarpe all’epoca erano già famose.
Guadagnino riesce a suscitare la nostalgia dello spettatore. La vita appare semplice ed i rapporti umani sono sinceri. Il telefono cellulare è assente e le relazioni non sono filtrate dai social. Tutto ciò è molto bello e, forse, decadente allo stesso tempo.
Gli elementi per vincere ad Hollywood c’erano tutti ma la giuria non si è innamorata del film. L’unico premio è stato attribuito a James Ivory per la miglior sceneggiatura non originale. Peccato, le sciure della bassa cremasca erano già pronte per preparare nuovi tortelli.

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